Citazioni con argomento "Quotidianità"

Io da te voglio che stiamo su una panchina,
ridere di certe cose che dici,
certe cose che dico,
non lo so, cos’è?, una pretesa?, dimmi,
senza alzarti, resta ferma seduta,
dimmi, che così mi ricordi il mare
d’Olanda, agitato, freddo, stai ferma,
io da te voglio che stiamo così,
che mi guardi e prendi bene la mira,
le cose che mi dici non voglio che mi manchino.

Andrea Donaera, Io da te voglio che stiamo su una panchina

Quando non siamo insieme in qualche modo ne avvertiamo la mancanza (una vaga mancanza), una di quelle persone (nella vita di ognuno ce ne sono quattro o cinque, e sono le uniche di cui si soffre davvero la mancanza) che si è soliti informare su ciò che succede, ossia, a cui si pensa quando ci succede qualcosa, divertente o drammatico, e per le quali si conservano fatti e aneddoti. Le disgrazie sì accettano volentieri perché si potranno raccontare a queste cinque persone. «Questo lo devo raccontare a Berta», si pensa (io lo penso spesso).

Javier Marías, Un cuore così bianco

Non è solo che con la testa sul cuscino ricordiamo il passato e anche l'infanzia e ci ritroviamo nella memoria e nella bocca i fatti remoti e i più insignificanti e tutti acquistano valore e sembrano degni di venire ricordati ad alta voce, né che siamo disposti a raccontare tutta la nostra vita a chi appoggia la testa sul nostro cuscino, come se sentissimo il bisogno che tale persona potesse vederci dal principio - soprattutto dal principio, ossia, da bambini - e potesse assistere attraverso la narrazione a tutti gli anni in cui non ci conoscevamo e che adesso crediamo di aver trascorso nell'attesa d'incontrarci. Non è solo, neppure, un'ansia comparativa o di parallelismi o di ricerca di coincidenze, il sapere ognuno dov'era l'altro nelle differenti epoche delle proprie esistenze e fantasticare sull'improbabile possibilità di essersi conosciuti prima, agli amanti il loro incontro sembra avvenuto sempre troppo tardi, come se il tempo della loro passione non fosse il più adeguato o mai abbastanza lungo, visto in retrospettiva (diffidiamo del presente), o forse non si sopporta che tra loro non ci sia stata passione, nemmeno intuita, quando entrambi stavano già al mondo, inseriti nel suo trascorrere frenetico ma dandosi le spalle, senza conoscersi né forse volerlo. Non è nemmeno che si stabilisca un sistema di quotidiano interrogatorio che, per stanchezza o abitudine, nessun coniuge riesce a evitare e dunque finiscano tutti per rispondere. È piuttosto che lo stare insieme consiste in buona parte nel pensare a voce alta, nel pensate tutto due volte invece che una, una con il pensiero e l'altra con il racconto, il matrimonio è un'istituzione narrativa.

Javier Marías, Un cuore così bianco

Vorrei solo poter restare qui tutta la notte e continuare a scrivere. Scrivere mi fa bene. Lo sento. Anche quando scrivo cose tristi, qualcosa in me si tranquillizza, sento di avere uno scopo.

Voglio rimanere qui e raccontare le cose più semplici. Descrivere la foglia che è appena caduta. O la catasta di sedie in veranda. O le falene attratte dalla lampada. E raccontare ciò che avviene durante la notte finché il buio si tramuta in luce, fino ai cambiamenti di colore. Potrei rimanere qui seduta per giorni e notti a descrivere ogni stelo d'erba, ogni fiore, i sassi del muretto, le pigne. Solo dopo, quando mi sentirò pronta, passerò a scrivere di me. Del mio corpo, per esempio. Comincerò da lui, da ciò che è tangibile. Ma anche con lui partirò da lontano, dalle dita dei piedi, per avvicinarmi piano piano. Descriverò ogni sua parte, ne annoterò le sensazioni, quelle di un tempo e quelle attuali. I ricordi della caviglia, per esempio, o della guancia, o del collo. Perché no? Attraverso le carezze, i baci e le cicatrici. Mantenermi viva con la scrittura. Ci vorrà un sacco di tempo ma ne ho molto a mia disposizione. La vita è lunga e voglio raccontare di me stessa, raccontare quello che probabilmente nessuno mi racconterà mai. La mia storia. Senza aggiunte, ma anche senza detrazioni. Scrivere senza pretendere nulla. Da nessuno. Scrivere solo la mia voce.

David Grossman, Che tu sia per me il coltello

Quando sono con altra gente (mi è venuto in mente stasera, mentre facevo il bagno a mio figlio) - non importa se estranei o molto vicini - c'è un pensiero che non mi abbandona: sanno tutti fare con naturalezza ciò di cui io mi sento assolutamente incapace: mettere radici.

David Grossman, Che tu sia per me il coltello