Citazioni con argomento "Forza"

Dr.ssa Nielsen: Non deve aver paura della sua voce, Danielle. Non parlare non vuol dire non esistere. È come esistere disarmati, senza forma, senza potere. Lei è arrabbiata, Danielle, ma è viva. Provi a dirmi una parola, una parola qualsiasi. Sono le parole che creano il mondo e sono sempre loro che lo distruggono. Anzi, sono l'unica cosa che può veramente annientarlo.

Tratta da L'amore nascosto di Alessandro Capone

Ho ancora la forza che serve a camminare,
picchiare ancora contro per non lasciarmi stare
ho ancora quella forza che ti serve
quando dici: "Si comincia!"

E ho ancora la forza di guardarmi attorno
mischiando le parole con due pacchetti al giorno,
di farmi trovar lì da chi mi vuole
sempre nella mia camicia...

Abito sempre qui da me,
in questa stessa strada che non sai mai se c'è
e al mondo sono andato,
dal mondo son tornato sempre vivo...

Ho ancora la forza di starvi a raccontare
le mie storie di sempre, di come posso amare,
di tutti quegli sbagli che per un
motivo o l'altro so rifare...

E ho ancora la forza di chiedere anche scusa
o di incazzarmi ancora con la coscienza offesa,
di dirvi che comunque la mia parte
ve la posso garantire...

Abito sempre qui da me,
in questa stessa strada che non sai mai se c'è
nel mondo sono andato,
dal mondo son tornato sempre vivo...

Ho ancora la forza di non tirarmi indietro,
di scegliermi la vita masticando ogni metro,
di far la conta degli amici andati e dire:
"Ci vediam più tardi..."

E ho ancora la forza di scegliere parole
per gioco, per il gusto di potermi sfogare
perché, che piaccia o no, è capitato
che sia quello che so fare...

Abito sempre qui da me,
in questa stessa strada che non sai mai se c'è
col mondo sono andato
e col mondo son tornato sempre vivo...

Francesco Guccini, Ho ancora la forza

A te che sei l'unica al mondo
L'unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro

A te che mi hai trovato
All'angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te

A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all'aria
Come bollicine

A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande

A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore

A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po'
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo

A te che mi hai insegnato i sogni
E l'arte dell'avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa

A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei

A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l'orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l'unica amica
Che io posso avere
L'unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me

a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un'immenso piacere,
a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore,
a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei...
e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei...sostanza dei sogni...

Lorenzo Jovanotti, A te

Ma io non devo pensare, ecco il punto. Io qui devo guardare e basta. Devo respirare, distendermi, svuotarmi e guardare attentamente mia figlia che si allena alla trave. Stop. Ecco che si prepara di nuovo a provare l'uscita dalla trave. È immobile, tesa come una fionda. I piedi leggermente in diagonale sfruttano tutta la superficie possibile di quell'esiguo spessore. Le braccia in alto, le mani che sembrano appese ai polsi, la schiena arcuata, elastica, carica di energia potenziale pronta a sprigionarsi. Sta cercando la concentrazione. Deve fare una cosa difficile, che poche bambine al mondo riescono a fare, e deve farla perfettamente, altrimenti verrà redarguita. Sta aspettando il momento giusto per saltare, l'attimo in cui tutte le sue forze e le sue capacità saranno sotto il suo controllo. Si concentra, aspetta. Però sa che può aspettare solo qualche secondo, quattro, cinque, non di più, dopodiché dovrà saltare comunque. Io sono quassù e non posso aiutarla. O posso? Sì che posso, stellina. Io posso aiutarti, se mi senti.

Mi senti? Ricordi quel manifesto che c'era nella tua classe, in prima elementare? Raccontava di un bambino che cerca di sollevare un masso davanti alla madre; ci prova e ci riprova, accanitamente, con tutte le sue forze, ma non ci riesce; allora dice alla madre: "Non ce la faccio, mamma", e la mamma gli dice: "usa tutte le forze che hai a disposizione, e vedrai che ci riuscirai". Il bambino le dice che l'ha già fatto, ce le ha già messe tutte, le sue forze, e la madre gli risponde "no, tesoro, non le hai ancora usate tutte. Non mi hai ancora chiesto di aiutarti". Ripensa a quel manifesto, stellina, e prima di scattare guarda in su, guarda me. Un attimo solo, senza distrarti: guarda me come fosse parte del tuo esercizio, e prenditi anche le mie forze. Se io sopravvivo in te nel momento in cui non esiste nient'altro che il tuo corpo e i movimenti che deve compiere, allora posso aiutarti eccome. E anche tua madre, allora, sopravviverà insieme a me, e anche lei potrà aiutarti. Forza, stellina, guarda in su.

Facciamo il gioco romantico che non si dovrebbe mai fare, nella vita (ma ti ricordi, del resto, quando alla scuola materna ti chiesero di definire tuo papà con un aggettivo, e tutte le tue amichette dissero "grande", "buono", "bello", "importante", e tu sbalordisti le maestre dicendo "romantico"? Non sapevi nemmeno cosa volesse dire, pensavi avesse a che fare con Roma, la città di cui parlavo sempre, dove ero nato e dove ti portavo tutti gli anni a Natale, però dicesti così di me, "romantico", e da quel giorno le maestre cominciarono a guardarmi con altri occhi...), il gioco che fa Newland con Ellen nell'Età dell'Innocenza, quando la vede, di spalle, appoggiata alla ringhiera, sotto il padiglione in cima al pontile di legno intenta a contemplare la baia di Newport al tramonto, e c'è una barca a vela che sta sfilando lentamente davanti a lei, e Newland prega perché Ellen senta la sua presenza alle sue spalle e si volti, ma Ellen non si volta, e allora dice a se stesso "se non si volta verso di me prima che quella barca doppi il faro me ne andrò", e la barca doppia il faro, e Ellen non si volta, e Newland se ne va... Facciamolo anche noi, stellina, rischiamo tutto ora.

Sandro Veronesi, Caos calmo

la tasca destra dei calzoni

erano lì
sul tappetino
tra le ciabatte
e il crotalo stecchito
vicini a una macchia di vino
una volta rosso
sfiorati dal lembo del lenzuolo
macchiato a sua volta
di uomo e di donna
una volta rossi
sovrastati dalla radiosveglia
che si lascia scappare
note rosa pallido
una volta rosse
e dalla foto incorniciata il cui soggetto
una volta

erano sotto
il peso dei sogni

sotto il peso
di una stampa di renoir
la lampadina fulminata
per sempre
un volume di p k dick
la lettera d'amore
che era riuscito a scrivere
a se stesso
melatonina in compresse
gli occhiali senza montatura
e senza lenti
senza stanghette
il congresso delle camicie usate

tutta roba che
pur essendo lì intorno
era sopra

erano lì
lì sotto
i motivi per cui
uno si dovrebbe alzare

si trattava
di riuscire
a chinarsi
raccoglierli
piegarli
infilarli nella tasca destra
dei calzoni sulla sedia

dare un'altra
piccola
veniale
delusione
alla morte

Ligabue, Lettere d'amore nel frigo