Citazioni con argomento "Ascolto"

Ascoltare è davvero pericoloso, significa sapere, significa essere informato ed essere al corrente, le orecchie sono prive di palpebre che possano chiudersi istintivamente di fronte a ciò che viene pronunciato, non si possono proteggere da ciò che si presume stia per essere ascoltato, è sempre troppo tardi. Non è solo il fatto che Lady Macbeth istighi Macbeth, ma soprattutto che sia al corrente dell'assassinio un attimo dopo che è stato commesso, ha udito dalle stesse labbra del marito «I have done the deed», al suo ritorno, «Ho fatto il fatto» o «Ho commesso l'atto», benché la parola «deed» oggigiorno s'intenda piuttosto come «impresa». Lei sente la confessione di quest'atto o fatto o impresa, e ciò che la rende davvero complice non è averlo istigato, e neppure aver prima progettato e aver poi collaborato al crimine, aver visto il cadavere ancora caldo e il luogo del delitto per poi accusare la servitù, ma essere a conoscenza dell'atto e del suo compimento. Per questo vuole dargli meno importanza, non tanto per tranquillizzare Macbeth sconvolto con le mani macchiate di sangue, quanto per minimizzare e scacciare la sua stessa consapevolezza, proprio la sua; «I dormienti, e i morti, non sono che figure dipinte»; «Rilassa la tua nobile forza, non pensare alle cose con il cervello così cagionevole»; «Non si deve pensare in questo modo a questi fatti: così diventeremo pazzi»; «non perderti nei tuoi pensieri con tale afflizione.»

Javier Marías, Un cuore così bianco

non ho più un mio respiro...
la notte dorme
ed io mi sento bellissima
perché non possiedo nulla
nemmeno la punta del naso
né gli occhiali
dolci appendici che accendono forme e ridisegnano sogni
non possiedo un sorriso
né una lacrima perduta
ho una voce che attende in gola
saltella sulla lingua e si butta nel vuoto

potrei gettarmi dietro a lei
supplicando silenzi

ma non possiedo una speranza
non un desiderio
sono una dormiente che non possiede il suo sonno
sono sveglia ma non possiedo realtà alcuna

la notte possiede la pioggia

io mi distendo ad ascoltarla

e sono bellissima
perché non possiedo nulla

dispersa in mille gocce di pioggia

Anna Pieroni, [bellissima]

Il grande dono che ci è stato dato è il libero arbitrio, cioè poter scegliere. Scegliere vuol dire semplicemente avere due strade davanti e decidere di imboccarne una anziché l'altra. Vuol dire anche saper rinunciare: non so cosa c'era nell'altra strada, né mai lo saprò perché l'ho lasciata alle spalle e non posso più tornare indietro.

Ti ricordi il finale di "Va' dove ti porta il cuore"? "E quando poi davanti a te si apriranno tante strade, e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso ma siediti e aspetta [...] Aspetta ancora."

Sedersi, aspettare. Due parole così lontane dal nostro consumo frenetico del tempo! Non parliamo poi dello stare in silenzio. Eppure sono proprio queste tre condizioni che ci aiutano a prendere la giusta direzione.
L'immobilità, la pazienza e il silenzio.

Perché, per scegliere, è necessario eliminare tutto il chiacchericcio circostante, i modi di pensare comuni, banali, i luoghi e i modi della convenienza. Bisogna andare al fondo di se stessi e mettersi in ascolto. Si deve essere capaci di attendere con pazienza e umiltà, perché la coscienza profonda è schiva come un animale selvatico e spesso altri richiami - voci, consigli, oracoli - cercano di sovrastarla. E ancora, fare una scelta consapevole - come hai notato con il tuo "è tremendo ricominciare tutto daccapo" - rende comunque la vita più difficile.

Perché le scelte costruiscono un percorso. Un percorso che si rivela ben più aspro del semplice farsi trasportare dalla corrente.

Susanna Tamaro, Più fuoco più vento