Citazioni con argomento "Appartenenza"

Parlò anche dei gabbiani che risalgono la corrente del Tevere e la sera si addensano sui tetti di Roma, portando coi loro richiami il ricordo del mare. Sembrano sempre fuori posto, o al posto sbagliato, come tanto spesso si è sentito lui.

Perché non sono mai potuto ritornare a casa, Vita - avrebbe voluto aggiungere. Non avevo più un mondo cui tornare - non un paesaggio né un luogo. Nemmeno il ricordo di essi. Solo i loro nomi. Non esisteva più un gruppo di persone che potevano definirsi la mia gente. Non avevo più nulla in comune con i miei parenti. La loro ingenuità mi stupiva. La loro avidità mi irritava, perché mi ricordava che avevo smarrito la mia. La loro ignoranza mi offendeva. I loro progetti non erano i miei. Non conoscevo più i miei genitori. Li amavo più di prima, e sarei saltato nel fuoco per loro, ma nel mio amore ormai c'era solo compassione, e pietà. Chi ero? Un estraneo. Uno straniero. Ho continuato ad andarmene — e non ho fatto altro che partire di nuovo. Era come se la nave sulla quale mi sono imbarcato non fosse mai arrivata in porto, come se avesse continuato a vagare sull'oceano, sospesa tra due rive, senza meta e senza ritorno.

Ho provato a fare parte di qualcosa, ci ho provato con la Guardia di Finanza, con la Marina, con la guerra - non mi hanno voluto. La mia malattia mi ha tenuto lontano. Ci ho provato con la politica - ma non è servito, ho scoperto soltanto quanta gente è disposta a fischiettare per dire chi sei a quelli che ti aspettano per ammazzarti... Eppure, ciò che volevo, l'avevo ottenuto. L'America ha fatto di me una persona rispettabile, un borghese. Mi hanno assunto in un ufficio. Mi hanno accettato, Vita. Ma io ero sempre altrove. Finché non ero più da nessuna parte e se non sono riusciti a uccidermi è stato semplicemente perché ero già morto. Morto come i morti che si spintonano sul tram, che sgomitano negli uffici, nei viali, nei cinema, nelle chiese. Che si scambiano parole consunte - che non sanno e non vogliono sapere. Che si illudono di sopravvivere ai loro corpi morti, alle loro morte anime, ai loro morti pensieri. Sono stato assassinato dalla miseria, dalla mediocrità, dalla prepotenza, dalla tirannia della necessità e del bisogno. Eppure mai una volta - mai - ho desiderato tornare indietro.

Melania G. Mazzucco, Vita

Tra noi due non c'è mai stato nessun vero problema, ecco il punto, e forse il problema è proprio questo: eravamo troppo uguali per non sentirci obbligati a cogliere ogni pretesto per mostrarci diversi; dopodiché, a furia di perseguirlo come obiettivo nella vita, diversi lo siamo diventati, e così tutto si è fatto più confuso, al punto che se affermassi una cosa del genere dinanzi a lui probabilmente sosterrebbe il contrario, e cioè che siamo molto diversi ma ci sforziamo di trovare punti in comune, e alla fin fine sarebbe vero pure questo -anzi, mi sa che certe volte l'ho addirittura sostenuto io.

Per cui, riguardo a mio fratello, mi accontento di una rudimentale convinzione, e cioè che la natura ci unisce tanto quanto la civiltà ci divide, e viceversa; probabilmente ci sono parole migliori per definire il nostro rapporto, ma, dal momento che non è obbligatorio definirlo meglio, mi accontento di queste, e di pensare a noi due per quello che siamo davvero, ben prima e oltre qualsiasi definizione: due parti di un tutto. È proprio questo senso di comune appartenenza, senza nemmeno il bisogno di specificare a cosa, che di tanto in tanto cola fuori dalle crepe del mondo e ci ricorda che siamo fratelli, che lo siamo sempre stati, e che l'esser fratelli è uno stato mentale potentissimo; formidabile, per esempio, l'attimo in cui ci siamo guardati prima di tuffarci per salvare quelle donne, il giorno in cui è morta Lara, quando davvero mi è sembrato di essere lui, e di avere gli occhi azzurri.

Sandro Veronesi, Caos calmo