Citazioni con argomento "Sopravvivenza"

Addio a una vista

Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.

Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d'erba, se oscilla,
è solo al vento.

Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.

Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta - come se tu vivessi ancora -
bella come era.

Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.

Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
su un tronco rovesciato di betulla.

Rispetto il loro diritto
a sussurrare, a ridere
e a tacere felici.

Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui la stringa
con il suo braccio vivo.

Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.

Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.

Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro,
ora nere.

Una cosa soltanto non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza -
ci rinuncio.

Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.

Wislawa Szymborska, La fine e l'inizio

Parlò anche dei gabbiani che risalgono la corrente del Tevere e la sera si addensano sui tetti di Roma, portando coi loro richiami il ricordo del mare. Sembrano sempre fuori posto, o al posto sbagliato, come tanto spesso si è sentito lui.

Perché non sono mai potuto ritornare a casa, Vita - avrebbe voluto aggiungere. Non avevo più un mondo cui tornare - non un paesaggio né un luogo. Nemmeno il ricordo di essi. Solo i loro nomi. Non esisteva più un gruppo di persone che potevano definirsi la mia gente. Non avevo più nulla in comune con i miei parenti. La loro ingenuità mi stupiva. La loro avidità mi irritava, perché mi ricordava che avevo smarrito la mia. La loro ignoranza mi offendeva. I loro progetti non erano i miei. Non conoscevo più i miei genitori. Li amavo più di prima, e sarei saltato nel fuoco per loro, ma nel mio amore ormai c'era solo compassione, e pietà. Chi ero? Un estraneo. Uno straniero. Ho continuato ad andarmene — e non ho fatto altro che partire di nuovo. Era come se la nave sulla quale mi sono imbarcato non fosse mai arrivata in porto, come se avesse continuato a vagare sull'oceano, sospesa tra due rive, senza meta e senza ritorno.

Ho provato a fare parte di qualcosa, ci ho provato con la Guardia di Finanza, con la Marina, con la guerra - non mi hanno voluto. La mia malattia mi ha tenuto lontano. Ci ho provato con la politica - ma non è servito, ho scoperto soltanto quanta gente è disposta a fischiettare per dire chi sei a quelli che ti aspettano per ammazzarti... Eppure, ciò che volevo, l'avevo ottenuto. L'America ha fatto di me una persona rispettabile, un borghese. Mi hanno assunto in un ufficio. Mi hanno accettato, Vita. Ma io ero sempre altrove. Finché non ero più da nessuna parte e se non sono riusciti a uccidermi è stato semplicemente perché ero già morto. Morto come i morti che si spintonano sul tram, che sgomitano negli uffici, nei viali, nei cinema, nelle chiese. Che si scambiano parole consunte - che non sanno e non vogliono sapere. Che si illudono di sopravvivere ai loro corpi morti, alle loro morte anime, ai loro morti pensieri. Sono stato assassinato dalla miseria, dalla mediocrità, dalla prepotenza, dalla tirannia della necessità e del bisogno. Eppure mai una volta - mai - ho desiderato tornare indietro.

Melania G. Mazzucco, Vita