Citazioni con argomento "Effimero"

Hai viso di pietra scolpita,
sangue di terra dura,
sei venuta dal mare.
Tutto accogli e scruti
e respingi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.
Per te l'alba è silenzio.

E sei come le voci
della terra -
l'urto della secchia nel pozzo,
la canzone del fuoco,
il tonfo di una mela;
le parole rassegnate
e cupe sulle soglie,
il grido del bimbo – le cose
che non passano mai.
Tu non muti. Sei buia.

Sei la cantina chiusa,
dal battuto di terra,
dov'è entrato una volta
ch'era scalzo il bambino,
e ci ripensa sempre.

Sei la camera buia
cui si ripensa sempre,
come al cortile antico
dove s'apriva l'alba.

5 novembre '45

Cesare Pavese, La terra e la morte

Come morsi di desideri
sgualciti
a promesse randagie
ho sonnecchiato la luce.

Come un cielo spazientito
in quest'avamposto di resistenza
piovo
coriandoli neri.

Appoggio il mio viso a uno specchio di sabbia
foglia di carne del mio malcontento
foglia svegliata, fotografata.

Una bugia sulla pelle
una sagoma vuota.

Anima sbrecciata e brina
pensionata prostituta
non ti perdoni niente.
Ci sei tu nelle parole
tu nell'occhio muto ascolti.

Sull'umida terra della tua ossessione
scricchioli vergine dentro il mio corpo.

Una svagata levità
d'un sogno finito, vissuto e poi reso
m'impazzisce.
Mi parla di molte
vite
sepolte, assoltate, estinte.
Mi fa custode di te.

In un ulteriore ascendere di luce
albe sulle piastrelle di cucina.
È la felicità
un occulto clamore riciclabile.

Autori vari

Di quasi nulla resta traccia, i pensieri e i gesti fugaci, i progetti e i desideri, il dubbio segreto, i sogni, la crudeltà e l'insulto, le parole dette e ascoltate e poi negate o fraintese o travisate, le promesse fatte e non tenute in conto, neppure da coloro a cui sono state fatte, tutto si dimentica o si estingue, ciò che si fa da soli e di cui non si prende nota e anche quasi tutto ciò che non è solitario ma in compagnia, quanto poco rimane di ogni individuo, di quanto poco vi è testimonianza, e di quel poco che rimane tanto si tace, e di quello che non si tace si ricorda dopo soltanto una parte minima, e per poco tempo, la memoria individuale non si trasmette e non interessa chi la riceve, il quale plasma e possiede la sua propria memoria. Tutto il tempo è inutile, non soltanto quello del bambino, o tutto è come il suo, quanto avviene, quanto entusiasma o fa male nel tempo si coglie soltanto per un istante, poi si perde e tutto è sdrucciolevole come la neve compatta e come è per il bambino il suo sonno di adesso, di questo stesso istante. Tutto è per tutti come per lui sono io adesso, una figura quasi sconosciuta che lo osserva dalla soglia della sua porta senza che lui se ne accorga né possa mai saperlo né possa perciò ricordarsene, tutt'e due in viaggio verso il nostro lento sfumare. È tanto di più ciò che avviene alle nostre spalle, la nostra capacità di conoscenza è minima, già quello che si trova al di là di un muro non riusciamo a vederlo, o ciò che è lontano, è sufficiente che qualcuno si allontani di qualche passo perché non sentiamo più ciò che sta dicendo, e può darsi che così ci rimettiamo la vita, è sufficiente che non abbiamo letto un libro per non conoscere l'avvertimento principale, non possiamo stare altro che in un posto in ciascun momento e anche allora spesso ignoriamo chi sono quelli che ci osserveranno e penseranno a noi, chi è sul punto di comporre il nostro numero, chi sul punto di scriverci, chi sul punto di venirci a cercare, chi sul punto di condannarci o di assassinarci e così porre fine ai nostri scarsi e malvagi giorni, chi sul punto di gettarci nel rovescio del tempo o nella sua nera schiena, come penso e come osservo io questo bambino sapendo più di lui, più di quanto lui saprà mai su ciò che è stato questa notte. Io devo essere questo, il rovescio del suo tempo, la nera schiena...

Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me

[...] la fortuna è di vetro e mentre splende s'infrange [...]

Melania G. Mazzucco, Vita