Citazioni con argomento "Immaginazione"

Con uno sguardo mi ha resa più bella,
e io questa bellezza l'ho fatta mia
Felice, ho inghiottito una stella.

Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.

Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un'invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell'abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola, Venere dall'onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.

Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.

Wislawa Szymborska, Accanto a un bicchiere di vino

In quella mezz'ora non succedeva assolutamente nulla, non poteva succedere alcunché, Tutt'intorno nel paese era buio e silenzio, giù nella valle e lì tra le colline silenzio, se possibile era ancora più fondo. Nella città gli uffici erano ancora chiusi e nemmeno da lì niente poteva venire a cercarmi. Nessun messo con una cambiale scaduta, nessun maresciallo dei carabinieri con il suo mandato; niente e nessuno si era ancora messo in moto; perlomeno in cerca di me. Ed era persino troppo presto per il primo notiziario del mattino alla radio: anche il resto del mondo era ancora silenzioso per le orecchie di salita San Giorgio.

Ecco, quel tempo lì era come un porto franco, una terra di nessuno, una riva deserta; da lì io potevo lasciarmi andare. Andavo molto lontano. I miei pensieri navigavano in totale assoluta libertà. Io lasciavo che andassero dove gli pareva perché nulla poteva mettersi di mezzo, né dentro di me me fuori di me: era quello un tempo del tutto irresponsabile. E i pensieri nuotavano dentro un gran mare. Era un infinito mare di immagini, ricordi, associazioni improvvise, luci che apparivano abbagliando e sparivano di colpo, lanciando il buio e nel buio una nuova ondata di immagini. A volte precise, come se fossero cose che avrei potuto toccare, cose della casa, familiari, a volte indistinte ed equivoche. Potevo anche spaventarmi dalla forza di certi pensieri, ma, ti assicuro, quello che sentivo di più era una specie di onnipotenza.

Pensavo storie, storie del tutto assurde, impossibili; ricordi che si trasformavano in qualcosa che in realtà non era mai successo, ma che mi sarebbe piaciuto far succedere. Valeva la pena di lasciar andare di fuori il latte o bruciare il pane.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine

Vivere nell'inganno o essere ingannati è facile, e anzi è la nostra condizione naturale: nessuno va esente da questo e nessuno è stupido per questo, non dovremmo opporci più di tanto e non dovremmo amareggiarci. Tuttavia ci sembra intollerabile, quando alla fine sappiamo. Quello che ci pesa, il brutto della cosa, è che il tempo in cui crediamo quel che non era si trasforma in qualcosa di strano, fluttuante o fittizio, in una specie di incantamento o sogno che deve essere soppresso dal nostro ricordo; a un tratto è come se quel periodo non lo avessimo vissuto affatto, non è vero?, come se dovessimo raccontarci di nuovo la storia o rileggere un libro, e allora pensiamo che ci saremmo comportati in maniera diversa o avremmo impiegato In altro modo quel tempo che finisce per appartenere al limbo. Questo può provocare la nostra disperazione. E oltretutto quel tempo a volte non rimane nel limbo, ma all'inferno. -. («E piuttosto come quando da bambini andavamo al cinema con il doppio programma e con la proiezione continua, - ho pensato, - ed entravamo in sala nel buio con un film cominciato che vedevamo fino alla fine cercando di immaginare quello che doveva essere successo prima, che cosa doveva aver condotto i personaggi alla situazione così grave in cui li avevamo trovati, quali offese dovevano essersi scambiate per essere nemici e odiarsi; poi proiettavano un altro film e soltanto dopo, quando cominciava di nuovo il primo film e vedevamo l'inizio che ci mancava, capivamo che quello che avevamo immaginato non aveva nessun fondamento e non combaciava con la metà perduta. E allora dovevamo cancellare dalla nostra testa non soltanto quel che avevamo immaginato, ma anche quello che avevamo visto con i nostri occhi seguendo quelle supposizioni, un film inesistente o almeno deformato.

Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me

Cosa non darei per leggere le lettere perdute di Milena a K. per vedere cosa gli disse esattamente, con quali parole gli rispose quando lui le scrisse: "Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stesso".

Spero che lei gli abbia risposto subito, con un telegramma, che è proibito a un essere umano accettare di trasformarsi in coltello per un altro. È proibito persino avanzare una richiesta del genere!

Ripensandoci, in fondo, non capisco Milena. Al suo posto mi sarei comportata diversamente. Sarei partita da Vienna per Praga, per andare da lui. Sarei entrata in casa sua e gli avrei detto: Eccomi. Non potrai più sfuggire. Non mi accontento più di un viaggio immaginario. Non si può guarire solo con le parole. Ammalarsi sì. Probabilmente non è molto difficile. Ma consolare? Far rivivere? Per questo occorre vedere degli occhi di fronte a sé, toccare delle labbra, delle mani, un corpo che si ribella e strepita contro le tue idee infantili di astrattezza "pura". Cosa c'è di puro? Cosa c'è di puro in me ora?

David Grossman, Che tu sia per me il coltello

Nella mia stanza
per altre vie
da te ritornerei
nella mia stanza
da parte a parte
il cielo legherei
alle mie dita
e crolli il mondo
su di me

nella mia stanza
altro che mie
le ore in cui non sei
nella mia stanza
di carta e inchiostro
il tempo vestirei
con le mie dita
e crolli il mondo
su di me

ma se stringi
tra le mani
la mia voce
ti accorgi che
tu non senti la distanza
è tanto...

troppo tempo
che vorrei
poterti dire che
io... io non sento la distanza
io non sento la distanza
nella mia stanza
io non sento la distanza
nella mia stanza...

se stringi
tra le mani
la mia voce
ti accorgi che
tu non sentirai distanza
è tanto...
troppo tempo
che vorrei
poterti dire che
io... io non sento la distanza

Negramaro, Nella mia stanza