Citazioni con argomento "Percezione"

È faticoso muoversi nell'ombra e spiare senza essere visto o cercando di non essere scoperto, come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possano avere uguali conoscenze, a un amico si nasconde una cosa e a un altro un'altra diversa da quella che è nota al primo, si inventano per una donna storie complesse che poi bisogna ricordare per sempre nei dettagli come se si fossero vissute, con il rischio di farsi scoprire più tardi, e a un'altra donna più nuova si racconta la verità su tutte tranne su quelle cose innocue che ci provocano vergogna di noi stessi: che siamo capaci di passare ore guardando alla televisione partite di calcio o degradanti concorsi, che leggiamo fumetti mentre ormai siamo adulti o che ci getteremmo in terra per giocare a rimbalzino se solo avessimo con chi farlo, che andiamo matti per il gioco d'azzardo o ci piace un'attrice che ammettiamo essere odiosa e perfino offensiva, che abbiamo un carattere tremendo e fumiamo appena svegli e che fantastichiamo di una certa pratica sessuale che si considera aberrante e che non osiamo proporle. Non sempre si occulta per il proprio interesse o per paura o per aver commesso una vera mancanza, non sempre per difendersi, molte volte lo si fa per non dare un dispiacere o non guastare la festa e per non arrecare danno, altre volte per puro civismo, non è buona educazione né da persona civile farsi conoscere del tutto, figurarsi mostrare le manie e i vizi; a volte sono le origini ciò che si tace e si falsifica perché quasi tutti avremmo preferito un'ascendenza diversa in qualcuno dei nostri quattro quarti, la gente nasconde i genitori e i nonni e i fratelli, i mariti o le mogli e a volte perfino: figli più somiglianti o legati al coniuge, passa sotto silenzio alcune fasi della propria vita, rifugge dalla gioventù o dall'infanzia o dall'età matura, in ogni biografia c'è un episodio oltraggioso o desolato o sinistro, qualcosa o molto - o è tutto - che per gli altri è meglio che non esista, per se stessi è meglio dissimularlo.

Ci vergogniamo di troppe cose, del nostro aspetto e delle nostre convinzioni passate, della nostra ingenuità e della nostra ignoranza, della sottomissione o dell'orgoglio che abbiamo dimostrato una volta, della transigenza e della intransigenza, di tante cose proposte o dette senza convinzione, di esserci innamorati di chi ci siamo innamorati e di essere stati amici di chi lo siamo stati, le vite sono spesso tradimento e negazione continui di ciò che vi è stato prima, si sconvolge e si deforma tutto man mano che passa il tempo, e tuttavia continuiamo a essere coscienti, per quanto vogliamo ingannare noi stessi, che teniamo dei segreti e racchiudiamo in noi dei misteri, anche se la maggior parte di questi sono banali. Com'è faticoso muoversi sempre nell'ombra o è anche più difficile nella penombra mai uniforme né uguale a se stessa, con ogni persona sono alcune le zone illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni, e ci diciamo costantemente: «Non sono più quello che ero, ho voltato le spalle al mio vecchio io». Come se fossimo giunti a crederci altri rispetto a quelli che credevamo di essere perché il caso e l'irragionevole passare del tempo mutano la nostra circostanza esterna e il nostro apparire, come aveva detto il Solo quella mattina quando si era messo a esprimere le sue idee senza ordine. E aveva aggiunto: «O sono le scorciatoie e i contorti cammini del nostro sforzo quelli che ci modificano e finiamo per credere che sia il destino, finiamo per vedere tutta la nostra vita alla luce di ciò che è accaduto per ultimo o di ciò che è più recente, come se il passato fosse stato soltanto preparativi e lo stessimo capendo man mano che si allontana da noi, e lo capissimo del tutto alla fine». Ma è anche vero che man mano che il tempo passa e diventiamo vecchi è meno ciò che si nasconde e più ciò che recuperiamo di quanto è stato soppresso una volta, ed è soltanto a causa della fatica e della perdita di memoria o della vicinanza di quel confine, la clandestinità e il segreto e l'ombra esigono una memoria infallibile, ricordare chi sa una cosa e chi non la sa, in che cosa bisogna fingere davanti a ciascuno, chi è informato di ogni rovescio e di ogni passo avvelenato, di ogni errore e sforzo e scrupolo e la nera schiena del tempo.

Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me

Ma io non devo pensare, ecco il punto. Io qui devo guardare e basta. Devo respirare, distendermi, svuotarmi e guardare attentamente mia figlia che si allena alla trave. Stop. Ecco che si prepara di nuovo a provare l'uscita dalla trave. È immobile, tesa come una fionda. I piedi leggermente in diagonale sfruttano tutta la superficie possibile di quell'esiguo spessore. Le braccia in alto, le mani che sembrano appese ai polsi, la schiena arcuata, elastica, carica di energia potenziale pronta a sprigionarsi. Sta cercando la concentrazione. Deve fare una cosa difficile, che poche bambine al mondo riescono a fare, e deve farla perfettamente, altrimenti verrà redarguita. Sta aspettando il momento giusto per saltare, l'attimo in cui tutte le sue forze e le sue capacità saranno sotto il suo controllo. Si concentra, aspetta. Però sa che può aspettare solo qualche secondo, quattro, cinque, non di più, dopodiché dovrà saltare comunque. Io sono quassù e non posso aiutarla. O posso? Sì che posso, stellina. Io posso aiutarti, se mi senti.

Mi senti? Ricordi quel manifesto che c'era nella tua classe, in prima elementare? Raccontava di un bambino che cerca di sollevare un masso davanti alla madre; ci prova e ci riprova, accanitamente, con tutte le sue forze, ma non ci riesce; allora dice alla madre: "Non ce la faccio, mamma", e la mamma gli dice: "usa tutte le forze che hai a disposizione, e vedrai che ci riuscirai". Il bambino le dice che l'ha già fatto, ce le ha già messe tutte, le sue forze, e la madre gli risponde "no, tesoro, non le hai ancora usate tutte. Non mi hai ancora chiesto di aiutarti". Ripensa a quel manifesto, stellina, e prima di scattare guarda in su, guarda me. Un attimo solo, senza distrarti: guarda me come fosse parte del tuo esercizio, e prenditi anche le mie forze. Se io sopravvivo in te nel momento in cui non esiste nient'altro che il tuo corpo e i movimenti che deve compiere, allora posso aiutarti eccome. E anche tua madre, allora, sopravviverà insieme a me, e anche lei potrà aiutarti. Forza, stellina, guarda in su.

Facciamo il gioco romantico che non si dovrebbe mai fare, nella vita (ma ti ricordi, del resto, quando alla scuola materna ti chiesero di definire tuo papà con un aggettivo, e tutte le tue amichette dissero "grande", "buono", "bello", "importante", e tu sbalordisti le maestre dicendo "romantico"? Non sapevi nemmeno cosa volesse dire, pensavi avesse a che fare con Roma, la città di cui parlavo sempre, dove ero nato e dove ti portavo tutti gli anni a Natale, però dicesti così di me, "romantico", e da quel giorno le maestre cominciarono a guardarmi con altri occhi...), il gioco che fa Newland con Ellen nell'Età dell'Innocenza, quando la vede, di spalle, appoggiata alla ringhiera, sotto il padiglione in cima al pontile di legno intenta a contemplare la baia di Newport al tramonto, e c'è una barca a vela che sta sfilando lentamente davanti a lei, e Newland prega perché Ellen senta la sua presenza alle sue spalle e si volti, ma Ellen non si volta, e allora dice a se stesso "se non si volta verso di me prima che quella barca doppi il faro me ne andrò", e la barca doppia il faro, e Ellen non si volta, e Newland se ne va... Facciamolo anche noi, stellina, rischiamo tutto ora.

Sandro Veronesi, Caos calmo

Non è importante ciò che trovi alla fine di una corsa. È importante ciò che provi mentre corri.

Tratta da Notte prima degli esami di Fausto Brizzi

Ti sento nell'aria che è cambiata
che anticipa l'estate
e che mi strina un po'
io ti sento passarmi nella schiena
la vita non è in rima
per quello che ne so
ti sento nel mezzo di una strofa
di un pezzo che era loffio
ed ora non lo è più
io ti sento lo stomaco si chiude
il resto se la ride appena ridi tu.

Qui con la vita non si può mai dire
arrivi quando sembri andata via
ti sento dentro tutte le canzoni
in un posto dentro che so io

Ti sento
e parlo di profumo
t'infili in un pensiero
e non lo molli mai
io ti sento
al punto che disturbi
al punto che è gia tardi
rimani quanto vuoi.
Qui con la vita non si può mai dire
arrivi quando sembri andata via
ti sento dentro tutte le canzoni
In un posto dentro che so sempre io oh oho oh oh

io ti sento c'ho il sole dritto in faccia
e sotto la mia buccia
che cosa mi farai

Ligabue, Ti sento