Citazioni con argomento "Commistione"

Forse, accostando e sfregando le pupille - come ho sognato una volta - sgorgheranno delle lacrime completamente diverse da quelle note a chi ne fa spesso uso. Intendo dire... forse saranno più dolci del miele, prodotte da ghiandole lacrimali sussidiarie e nascoste di cui non conoscevamo l'esistenza. L'unico organo del corpo creato con la consapevolezza che mai, per tutta la vita, se ne farà uso. Un triste scherzo privato di Dio, che sapeva fin dall'inizio con chi aveva a che fare. Perché è possibile vincere la forza di gravità, ma non la forza di repulsione che l'anima esercita quando vede un'altra anima avvicinarsi ed esporsi.

David Grossman, Che tu sia per me il coltello

Tra noi due non c'è mai stato nessun vero problema, ecco il punto, e forse il problema è proprio questo: eravamo troppo uguali per non sentirci obbligati a cogliere ogni pretesto per mostrarci diversi; dopodiché, a furia di perseguirlo come obiettivo nella vita, diversi lo siamo diventati, e così tutto si è fatto più confuso, al punto che se affermassi una cosa del genere dinanzi a lui probabilmente sosterrebbe il contrario, e cioè che siamo molto diversi ma ci sforziamo di trovare punti in comune, e alla fin fine sarebbe vero pure questo -anzi, mi sa che certe volte l'ho addirittura sostenuto io.

Per cui, riguardo a mio fratello, mi accontento di una rudimentale convinzione, e cioè che la natura ci unisce tanto quanto la civiltà ci divide, e viceversa; probabilmente ci sono parole migliori per definire il nostro rapporto, ma, dal momento che non è obbligatorio definirlo meglio, mi accontento di queste, e di pensare a noi due per quello che siamo davvero, ben prima e oltre qualsiasi definizione: due parti di un tutto. È proprio questo senso di comune appartenenza, senza nemmeno il bisogno di specificare a cosa, che di tanto in tanto cola fuori dalle crepe del mondo e ci ricorda che siamo fratelli, che lo siamo sempre stati, e che l'esser fratelli è uno stato mentale potentissimo; formidabile, per esempio, l'attimo in cui ci siamo guardati prima di tuffarci per salvare quelle donne, il giorno in cui è morta Lara, quando davvero mi è sembrato di essere lui, e di avere gli occhi azzurri.

Sandro Veronesi, Caos calmo

Tocco la tua bocca, con un dito tocco l'orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.

Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più da vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano fra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano tepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti, giocando nei loro recinti dove un'aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio.

Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, carezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore è dolce, se soffochiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo del respiro, questa istantanea morte è bella. E c'è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, e io ti sento tremare stretta a me come una luna nell'acqua.

Julio Cortázar, Il gioco del mondo (Rayuela), 7

Mio caro Davide, da quando non ci sei più Martina mi chiede spesso di te. Lei ti chiama ancora Simone, ma presto le racconterò la tua storia. Ieri a lavoro, per la prima volta, mi hanno chiesto di fare un dolce da sola. Indovina quale gli ho fatto?

Il capopasticcere non ha fatto commenti, però l'ha aggiunto alla lista di quelli da preparare per la domenica, credo che sia un buon segno. Filippo è riuscito a farsi cambiare di turno... Sembrava che avesse vinto la lotteria, era così entusiasta!

E io ho capito che non posso chiedergli di più. Sai, quando penso a Lorenzo, ho paura di aver già cominciato a dimenticare il suo volto, a non ricordare più la sua voce. Cosa sta facendo in questo momento? A chi sta sorridendo? Ho ancora bisogno di una tua parola, di un tuo sguardo, di un tuo gesto.

Ma poi all'improvviso sento i tuoi gesti nei miei, ti riconosco nelle mie parole. Tutti quelli che se ne vanno ti lasciano sempre addosso un po' di sé. È questo il segreto della memoria? Se è così, allora mi sento più sicura perché so che non sarò mai sola.

Tratta da La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek