Citazioni con argomento "Tormento"

La Santarellina dice che è così. Che gli ricorda lei medesima, quando vedeva la morte accomodata ai piedi del suo letto all'ospedale e non le veniva da dirle niente, solo di stare lì a guardarla per vedere che avrebbe fatto; quei giorni la morte seduta nel letto le pareva tale e quale una cagna gialla che aveva tanti anni prima, quando teneva le bestie in montagna.

[...]

Eppure ce n'erano, ed erano quasi sempre maschi, che restavano appoggiati ai muri, seduti in fondo all'aia, a tenersi in mano un bicchiere per tutta la sera, a darsi l'aria di sapere cosa fare e non fare niente; e parlare di vacche a quelli che volevano parlare dell'amore, e mettersi a sentire la musica e intanto guardare dall'altra parte, verso il buio. Quelli, dice la Santarellina, se ne andavano in giro con la loro cagna attaccata al culo, e neanche la fisarmonica della Duse li faceva ricredere. E stavano con gli altri, e facevano ogni cosa come si doveva; ma intanto si stavano consumando, come se avessero avuto in corpo una vampata di quelle bombe al fosforo, che allignano dentro senza darlo a vedere, finché tutto quello che rimane non è che un tizzone nero.

Maurizio Maggiani, Meccanica celeste

Peché mi pesa sul corpo e sulla mente
questa miseria di soffrire? Mie non furono
la colpa e la ragione di ciò che mi tormenta.

Oggi non ho memoria, in questo sogno
che sono di me stesso, di quando volli essere io.
Nulla di nulla sorge dal tremendo
abisso di chi sono in Dio, dal mio
essere a me anteriore, a dirmi
chi sono, quale fui quando nel cielo,
o in quello che è chiamato cielo, potei volere.

Sono intervallo fra me e me -
io che uso questa forma definita
da cui slitto ad un'altra successiva.

In altro mondo, dove la volontà è legge,
liberamente ho scelto quella vita
con la quale dapprima entrai in questo mondo.
Libero, vi rimasi ostaggio e la riscattai
col prezzo delle vite successive
di cui è causa, e dio; e tali esistenze,
essendio quel che fui, saranno chi sarò.

Fernando Pessoa

Come la scaglia d'oro che si spicca
dal fondo oscuro e liquefatta cola
nel corridoio dei carrubi ormai
ischeletriti, così pure noi
persone separate per lo sguardo
d'un altro? È poca cosa la parola,
poca cosa lo spazio in questi crudi
noviluni annebbiati: ciò che manca,
e che ci torce il cuore e qui m'attarda
tra gli alberi, ad attenderti, è un perduto
senso, o il fuoco, se vuoi, che a terra stampi,
figure parallele, ombre concordi,
aste di un sol quadrante i nuovi tronchi
delle radure e colmi anche le cave
ceppaie, nido alle formiche. Troppo
straziato è il bosco umano, troppo sorda
quella voce perenne, troppo ansioso
lo squarcio che si sbiocca sui nevati
gioghi di Lunigiana. La tua forma
passò di qui, si riposò sul riano
tra le nasse atterrate, poi si sciolse
come un sospiro, intorno - e ivi non era
l'orror che fiotta, in te la luce ancora
trovava luce, oggi non più che al giorno
primo già annotta.

Eugenio Montale, Personae separatae

Sempre presente come un tormento,
come un incantesimo, una parola pronunciata
come l'insetto che vola impazzito
seguendo un'idea in un'ossessione infinita.

Una parola, forse sfuggita, senza importanza,
un paragone insensato -può essere-
non mi interessa se premeditata, con perfidia;
falsa o vera, mi fa sussultare.

Dal luogo profanato un sensibile lamento
dove la mia fiamma stava per tornarsi ad accendere
per la magia di una parola dolce, di un nome rimpianto,
ma ci sono fiamme che è meglio non lasciar rinascere.

Vivere non è che un'eterna rinuncia
e ci sono rinunce impossibili da spiegare;
per esempio, a mani amiche che regalano tenerezza,
come dire: "non la voglio, mi fa sanguinare"?

Sempre rinunciamo da quando siamo nati
a ciò che vogliamo tralasciare,
ai godimenti più grandi: amore, vita, libertà.
Eppure, a essi ci fanno sempre rinunciare.

Sempre presente come un tormento,
qualcosa che non riesco mai a spiegare.

Ramón Sampedro, Mare dentro

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris?
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Traduzione:
Ti odio e ti amo. Forse mi chiederai come faccio.
Non lo so, ma sento che succede e mi tormento.

Catullo, c.85