Citazioni con argomento "ComplicitĂ "

Io da te voglio che stiamo su una panchina,
ridere di certe cose che dici,
certe cose che dico,
non lo so, cos’è?, una pretesa?, dimmi,
senza alzarti, resta ferma seduta,
dimmi, che così mi ricordi il mare
d’Olanda, agitato, freddo, stai ferma,
io da te voglio che stiamo così,
che mi guardi e prendi bene la mira,
le cose che mi dici non voglio che mi manchino.

Andrea Donaera, Io da te voglio che stiamo su una panchina

Le nostre parole erano come mattoni, alberi, finestre, erba e cieli: ci servivano per costruire un regno. Ci vuole del tempo per farlo.

[...]

Penso che tua madre e io avremmo preferito morire piuttosto che finire le nostre parole e interrompere la costruzione del nostro regno. Lo volevamo infinito, così come pensavamo che la nostra vita sarebbe stata infinita. Ci raccoglievamo l'anima tra le mani - io la sua, lei la mia - e guardavamo un panorama sterminato; poi la rovesciavamo, e allora piano piano cominciava a cadere la neve. Eravamo commoventi come una palla di vetro con dentro l'amore.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine

Ascoltare è davvero pericoloso, significa sapere, significa essere informato ed essere al corrente, le orecchie sono prive di palpebre che possano chiudersi istintivamente di fronte a ciò che viene pronunciato, non si possono proteggere da ciò che si presume stia per essere ascoltato, è sempre troppo tardi. Non è solo il fatto che Lady Macbeth istighi Macbeth, ma soprattutto che sia al corrente dell'assassinio un attimo dopo che è stato commesso, ha udito dalle stesse labbra del marito «I have done the deed», al suo ritorno, «Ho fatto il fatto» o «Ho commesso l'atto», benché la parola «deed» oggigiorno s'intenda piuttosto come «impresa». Lei sente la confessione di quest'atto o fatto o impresa, e ciò che la rende davvero complice non è averlo istigato, e neppure aver prima progettato e aver poi collaborato al crimine, aver visto il cadavere ancora caldo e il luogo del delitto per poi accusare la servitù, ma essere a conoscenza dell'atto e del suo compimento. Per questo vuole dargli meno importanza, non tanto per tranquillizzare Macbeth sconvolto con le mani macchiate di sangue, quanto per minimizzare e scacciare la sua stessa consapevolezza, proprio la sua; «I dormienti, e i morti, non sono che figure dipinte»; «Rilassa la tua nobile forza, non pensare alle cose con il cervello così cagionevole»; «Non si deve pensare in questo modo a questi fatti: così diventeremo pazzi»; «non perderti nei tuoi pensieri con tale afflizione.»

Javier MarĂ­as, Un cuore così bianco

Dopo aver bevuto i mari ci stupisce
che le nostre labbra siano aride come le spiagge,
e di nuovo cerchiamo il mare per bagnarci, senza vedere
che le nostre labbra sono le spiagge e noi il mare.

Lì, come nelle tracce di tanti altri incontri, ci sono le prove della riconciliazione, lì la mano di Novalis coglie il fiore blu. Non parlo di studi, di ascesi metodiche, parlo di quella tacita intenzionalità che pervade il movimento totale di un poeta, che lo trasforma in ala di se stesso, in remo della propria barca, banderuola del proprio vento e che riconvalida il mondo a costo della discesa agli inferi della notte e dell'anima. Detesto il lettore che ha comprato il suo libro, lo spettatore che ha pagato per la sua poltrona, e che a partire da quel momento sfrutta il morbido cuscino del godimento edonista o dell'ammirazione per il genio.

Che cosa importava a Van Gogh della tua ammirazione? Voleva la tua complicità, che tu cercassi di guardare come stava guardando lui, con gli occhi scorticati da un fuoco eracliteo. Quando Saint-Exupéry sentiva che amarsi non è guardarsi reciprocamente negli occhi ma guardare insieme nella stessa direzione andava oltre l'amore di coppia perché l'amore, se è amore, va sempre oltre la coppia, e io sputo in faccia a chiunque venga a dirmi che ama Michelangelo o E.E. Cummings senza provarmi che almeno in un'ora estrema è stato quell'amore, è stato anche l'altro, ha guardato insieme a lui attraverso il suo sguardo e ha imparato a guardare come lui verso l'infinita apertura che aspetta e reclama.

Julio Cortázar, Il giro del giorno in ottanta mondi