Citazioni con argomento "Scrittura"

Si scrive per guarire se stessi,
per sfogarsi, per lavarsi il cuore.
Si scrive per dialogare anche
con un lettore sconosciuto.
Ritengo che nessuno senza memoria
possa scrivere un libro,
che l'uomo sia nessuno senza memoria.
Io credo di essere un collezionista di ricordi,
un seduttore di spettri.
La realtà e la finzione sono due facce
intercambiabili della vita e della letteratura.
Ogni sguardo dello scrittore diventa
visione, e viceversa:
ogni visione diventa uno sguardo.
In sostanza è la vita che si trasforma
in sogno e il sogno che si trasforma in vita,
così come avviene per la memoria.
La realtà è così sfuggente ed effimera...
Non esiste l'attimo in sé,
ma esiste l'attimo nel momento in cui è già passato.
Piuttosto che vagheggiare
un futuro vaporoso ed elusivo,
preferisco curvarmi sui fantasmi
di ieri
senza che però mi impediscano di vivere l'oggi nella sua pienezza

Gesualdo Bufalino

Vorrei solo poter restare qui tutta la notte e continuare a scrivere. Scrivere mi fa bene. Lo sento. Anche quando scrivo cose tristi, qualcosa in me si tranquillizza, sento di avere uno scopo.

Voglio rimanere qui e raccontare le cose più semplici. Descrivere la foglia che è appena caduta. O la catasta di sedie in veranda. O le falene attratte dalla lampada. E raccontare ciò che avviene durante la notte finché il buio si tramuta in luce, fino ai cambiamenti di colore. Potrei rimanere qui seduta per giorni e notti a descrivere ogni stelo d'erba, ogni fiore, i sassi del muretto, le pigne. Solo dopo, quando mi sentirò pronta, passerò a scrivere di me. Del mio corpo, per esempio. Comincerò da lui, da ciò che è tangibile. Ma anche con lui partirò da lontano, dalle dita dei piedi, per avvicinarmi piano piano. Descriverò ogni sua parte, ne annoterò le sensazioni, quelle di un tempo e quelle attuali. I ricordi della caviglia, per esempio, o della guancia, o del collo. Perché no? Attraverso le carezze, i baci e le cicatrici. Mantenermi viva con la scrittura. Ci vorrà un sacco di tempo ma ne ho molto a mia disposizione. La vita è lunga e voglio raccontare di me stessa, raccontare quello che probabilmente nessuno mi racconterà mai. La mia storia. Senza aggiunte, ma anche senza detrazioni. Scrivere senza pretendere nulla. Da nessuno. Scrivere solo la mia voce.

David Grossman, Che tu sia per me il coltello

Le parole se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l'inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;

le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;

le parole
non chiedono di meglio
che l'imbroglio dei tasti
nell'Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;

le parole
non sono affatto felici
di esser buttate fuori
come zambracche e accolte
con furore di plausi
e disonore;

le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;

le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c'è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;

le parole
dopo un'eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute.

Eugenio Montale, Le parole

L’universo di chi scrive ha tanti angoli.
Non è rotondo, quadrato o romboidale. È spigoloso e irregolare, come quelle strane figure di poligoni nei libri di scuola, che nessuno ha mai capito cosa potessero essere o a cosa sarebbero potute servire.

È un mondo di “cantucci” e strade strette che passano, mai dritte, dalle parole alle frasi, dalle rime ai versi, dai periodi ai capitoli, dalle storie compiute a quelle mai finite. E mai finito è il modo col quale ci si mette sotto il foglio, con le stanze delle case che non hanno mai tavoli comodi, che sono colorate e arredate male, quando non viene quello che vuoi dire e daresti la colpa a tutti, magari a quel panino che ti sembra di non aver digerito, o agli occhiali che, da presbite, indossi malvolentieri.

L’universo di chi scrive ha mille porte, dove si entra e si esce di continuo senza coprirsi e finisce che si prende il raffreddore se fuori gela o piove male, di quelle gocce che le puoi contare: uno, due, …tante, ma senza fretta si rientra, dallo spiraglio vicino e il caldo arriva, con calma, perché arrivano le sillabe che finalmente cantano e passa il raffreddore e passa il freddo e ti sembra di essere Leopardi.

L’universo di chi scrive ha le sue muse, che cambiano ma passano dagli stessi giorni, dalle settimane uguali. Quando con gli occhi senti gli occhi che conosci, che leggono di sbieco i tuoi pensieri, sai che sono quelli che se chiusi, ti fanno allontanare dalle cose. Ti menti di continuo se non c’è e vuoi giustificare le tue lontananze dalle minestre e dai supermercati, con impegni virtuali, superiori. Poi ti ritrovi a voler parlare d’altro, di cose alte, d’infinito… Ma finisci inevitabilmente a parlar di lei.

L’universo di chi scrive ha le gambe corte, come le bugie che ti racconti quando conti e non ti torna e prendi un libro, lo sfogli aspettando quel verso chiaro e netto, che ha naturalmente il pregio di quadrare. Ricerchi l’esclusivo, l’unico, il mai banale, ma tutto è già scoperto porco cane e non ti rimane che provare e riprovare.

Chi scrive è un universo colorato e misterioso, minuscolo, così piccolo che quasi non si vede; così leggero ch’è quasi inesistente.

Giorgio Del Ghingaro, Prefazione all’Antologia delle Poesie Finaliste (Premio Nazionale di Poesia “Città di Capannori” Edizione 2005)

Scrivere è fede in una magia: che un aggettivo possa giungere dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio possa recuperare il segreto che si è sottratto a ogni indagine.

Elio Vittorini, Diario in pubblico