Citazioni con argomento "Sopraffazione"

Mi sottomesso a cercare il modo di tornare a casa. Ce l'ho fatta perché mi ha aiutato un poliziotto, un ufficiale che comandava una squadra intorno alla stazione Brignole. Mi ha indicato lui una strada sicura da fare. E abbiamo parlato. Abbiamo incominciato, mi pare, soprattutto per sfogare un po' della tensione che avevamo accumulato, io di qua lui di là, sulla strada del disordine da ormai dieci ore. Non sono stato molto discreto con lui, non gli sono stato granché di aiuto per la sua tensione. Perché avevo visto picchiare così tanta gente? perché la gente che ho visto picchiare era quella sbagliata? Gente inoffensiva, gente spaventata, gente incapace persino di ripararsi la testa con le mani. Gente con le mani stupidamente, inutilmente alzate. Perché?

Se n'è stato a sentire per un po', un bel po' devo dire; zitto con gli occhi sulla mia faccia, e dentro gli occhi un qualche rammarico privo di astio, come se fossi stato io a rovinargli la giornata e però non si sentisse di farmene una colpa. Era un uomo di più di quarant'anni, grosso, con una faccia grossa e due grossi baffi. Nel guardarmi il baffo sinistro gli vibrava leggermente; non erano le labbra a fremere, come succede quando uno ha un attacco di ansia o di rabbia, solo il baffo, come se quel baffo provasse con discrezione a staccarsi senza farsene accorgere e andarsene per suo conto. Non mi ha picchiato, come avrebbe potuto fare e come forse gli sarebbe tornato utile per la sua tensione. Ha cercato una buona risposta e poi me l'ha data, "Vede - e mi ha mostrato il casco e la maschera antigas che teneva in una mano - vede, quando porto questi affari addosso, io non vedo e non sento più niente."

Ecco di cosa ho avuto paura, e l'ho avuta in cuor mio sin dal giorno che hanno issato le barriere, anche se le parole precise della mia paura le ho sapute solo alla fine degli scontri per bocca di un tuo collega: ho avuto paura che tu potessi essere lì a fare il tuo lavoro senza poter vedere né poter sentire. E di incontrarti. E se mi chiedo cosa possa far accettare a un uomo il non sentire e il non vedere ciò che sta facendo con le proprie mani, e con le armi che tiene tra le mani, so già rispondermi che ci sono molti uomini, uomini per bene come quel tuo collega, che fanno quello che devono fare, punto e basta. E pensano sinceramente, da brava gente com'è, di non poter fare che così. E forse e vero.

E allora Dio voglia che tu non ci sia. E se questo non è possibile, perché neppure Dio ce la fa a cambiare gli ordini di servizio, allora Dio voglia che non ti incontri: non vedendo e non sentendo, potresti anche non riconoscermi.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine

- Oh, lo immagino, - disse. - Buona parte della gente ama perché la si obbliga ad amare. Questo succede anche nelle relazioni personali, non crede? Quante coppie non sono vere coppie perché uno dei due uno solo, si è impegnato affinché lo fossero e ha costretto l'altro ad amarlo?
- L'ha costretto o l'ha convinto?
- E lo stesso, non crede? C'è solo una differenza di ordine cronologico, con quale si comincia, che cosa viene prima, poiché l'uno si trasforma nell'altro e viceversa, inevitabilmente. Tutto è in relazione con i faits accomplis, come dicono i francesi. Se a un Paese si ordina di amare i suoi governanti, finirà per convincersi di amarli, perlomeno con maggiore facilità che se non lo si obbliga Noi non possiamo ordinarglielo, è questo il problema.

[...]

- Se me lo permette e non sono troppoindelicato, lei, nella sua vita amorosa, ha mai obbligato qualcuno ad amarla?

[...]

- Uhmm. Uhmm. Più di una volta, più di una volta, mi creda, - disse finalmente la statista inglese, e la sua voce acuta tradiva un'esitazione come di una remota emozione, tanto remota che probabilmente non sarebbe stata recuperabile se non in quel modo, nella voce imperiosa che all'improvviso esitava. - In realtà mi domando se qualcuno mi abbia mai amato senza che io lo forzassi a farlo, inclusi i miei figli, beh, i figli sono quelli più costretti. Mi è sempre successo così, ma mi chiedo anche se al mondo esista qualcuno a cui non sia capitata la stessa cosa. Sa, io non credo a quelle storie che si vedono in televisione, persone che si incontrano e si amano senza difficoltà alcuna, sempre libere e disponibili, senza incertezze o ripensamenti improvvisi. Non credo che queste cose accadano davvero, proprio per niente, nemmeno tra i giovani. Qualunque relazione tra due persone comporta sempre un sacco di problemi, di forzature, e anche di offese e umiliazioni. Tutti obbligano tutti, non tanto a fare ciò che non vogliono, quanto piuttosto a fare ciò che non sono certi di volere, perché quasi nessuno sa cosa non vuole, e meno ancora cosa vuole, questo non c'è modo di saperlo. Se nessuno fosse mai obbligato a fare qualcosa il mondo si paralizzerebbe, tutto resterebbe sospeso in un'incertezza globale e continua, per sempre. La gente vuole solo dormire; i ripensamenti improvvisi ci immobilizzerebbero, immaginare le conseguenze di azioni non ancora compiute è sempre orribile, per questo noi uomini di stato siamo indispensabili, siamo qui per prendere le decisioni che gli altri non prenderebbero mai, paralizzati dai dubbi e dalla mancanza di volontà. Noi ascoltiamo la loro paura. «I dormienti, e i morti, non sono che figure dipinte», ha detto ii nostro Shakespeare, e io talvolta penso che tutte le persone non siano che questo, figure dipinte, dormienti di oggi e futuri morti. Per questo ci votano e ci pagano, affinché li svegliamo, e per farsi ricordare che ancora non è arrivata la loro ora che prima o poi arriverà, e perché nel frattempo ci facciamo carico delle loro volontà. Ma è ovvio, dobbiamo farlo in modo che loro continuino a credere di scegliere, come le coppie che si uniscono credendo entrambi di aver scelto coscientemente. Non che uno dei due sia stato costretto dall'altro, o convinto se si preferisce; di certo entrambi sono stati costretti, in un momento qualunque del lungo processo che li ha portati a unirsi - non trova? - e poi a restare insieme per un certo tempo, o fino alla morte. Magari sono stati costretti da un fattore esterno o da qualcuno che non fa più parte della loro vita, li obbliga il passato, l'infelicità, la loro storia, la loro sfortunata biografia. O anche da cause che ignorano o che non sanno vedere, quella parte di retaggio personale che tutti possediamo e non conosciamo, chissà quando è iniziato questo processo...

Javier Marías, Un cuore così bianco

L'uomo veramente grande è colui che non vuole esercitare il dominio su nessun altro uomo e che non vuole da nessun altro essere dominato.

Khalil Gibran