Citazioni con argomento "Conoscenza"

Non ho bisogno di tempo
per sapere chi sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere
là dove taci, o nelle
parole con cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all'indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azioni a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell'equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore, palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile.

Pedro Salinas

Di quasi nulla resta traccia, i pensieri e i gesti fugaci, i progetti e i desideri, il dubbio segreto, i sogni, la crudeltà e l'insulto, le parole dette e ascoltate e poi negate o fraintese o travisate, le promesse fatte e non tenute in conto, neppure da coloro a cui sono state fatte, tutto si dimentica o si estingue, ciò che si fa da soli e di cui non si prende nota e anche quasi tutto ciò che non è solitario ma in compagnia, quanto poco rimane di ogni individuo, di quanto poco vi è testimonianza, e di quel poco che rimane tanto si tace, e di quello che non si tace si ricorda dopo soltanto una parte minima, e per poco tempo, la memoria individuale non si trasmette e non interessa chi la riceve, il quale plasma e possiede la sua propria memoria. Tutto il tempo è inutile, non soltanto quello del bambino, o tutto è come il suo, quanto avviene, quanto entusiasma o fa male nel tempo si coglie soltanto per un istante, poi si perde e tutto è sdrucciolevole come la neve compatta e come è per il bambino il suo sonno di adesso, di questo stesso istante. Tutto è per tutti come per lui sono io adesso, una figura quasi sconosciuta che lo osserva dalla soglia della sua porta senza che lui se ne accorga né possa mai saperlo né possa perciò ricordarsene, tutt'e due in viaggio verso il nostro lento sfumare. È tanto di più ciò che avviene alle nostre spalle, la nostra capacità di conoscenza è minima, già quello che si trova al di là di un muro non riusciamo a vederlo, o ciò che è lontano, è sufficiente che qualcuno si allontani di qualche passo perché non sentiamo più ciò che sta dicendo, e può darsi che così ci rimettiamo la vita, è sufficiente che non abbiamo letto un libro per non conoscere l'avvertimento principale, non possiamo stare altro che in un posto in ciascun momento e anche allora spesso ignoriamo chi sono quelli che ci osserveranno e penseranno a noi, chi è sul punto di comporre il nostro numero, chi sul punto di scriverci, chi sul punto di venirci a cercare, chi sul punto di condannarci o di assassinarci e così porre fine ai nostri scarsi e malvagi giorni, chi sul punto di gettarci nel rovescio del tempo o nella sua nera schiena, come penso e come osservo io questo bambino sapendo più di lui, più di quanto lui saprà mai su ciò che è stato questa notte. Io devo essere questo, il rovescio del suo tempo, la nera schiena...

Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me

In fondo capisco contro cosa sei costretto a combattere per violarla e venire da me in assoluta libertà. E so anche, con certezza, quanto sia difficile guarire da quelle malattie dell'infanzia.

Ma forse - lo penso in questo istante - è la guarigione a farti ancora più paura. Se è così, dimmelo. Dimmelo tranquillamente e potremo piangere insieme per questo. È per quella maledetta sensazione, vero? Che noi siamo la malattia e se oseremo ribellarci e guarire, ci verrà tolto anche il respiro. Sempre, sempre questa paura. Il presentimento che tale malattia, o deformazione, o onta, sia la cosa che meglio ci contraddistingue, il nostro luz... Perché dovresti tacermi una cosa tanto terribile? Ci sentiremmo ancora più vicini se mi dicessi che è così. E forse, per un momento, potremmo tirare un sospiro di sollievo.

Perché non c'è nessuno che mi conosca altrettanto bene in quell'ultimo meandro dell'anima. E lo stesso vale per te.

Ma cosa stavo pensando? Cosa credevo che mi sarebbe successo quando mi fossi trovata "laggiù" con te? Dopotutto il mio dolore più profondo sgorga in territori in cui tu non sei mai entrato, frutto di eventi di cui non abbiamo neppure cominciato a parlare. In fondo abbiamo appena imboccato una lunga strada...

Immagino una burrasca, un'esplosione vulcanica della mia coscienza e della tua. Qualcosa che travolge, scuote, rivela. Siamo avvolti da un'unica pelle (o meglio, siamo senza pelle). Vedo nella mia immaginazione la bolla di una livella bilanciata, perfetta, pura, che è anche conoscenza totale e capacità di donarsi interamente. L'armonia di due persone, di noi due, alla quale nessuno può arrivare da solo.

È questo il mio unico dolore, e solo tu lo puoi cancellare, o alleviare. È il dolore di essere separata da te. Fino a che ti ho conosciuto era un dolore vago, indistinto, e si sarebbe forse riassorbito, sommerso dalle preoccupazioni quotidiane. Ma sei arrivato tu, dandogli un nome e un lessico.

Ripensandoci, Yair, non sono sicura che tu possa cancellare questo dolore. Ma il legame tra noi potrebbe almeno produrre quella che tu, talvolta, definisci "scarica a terra", mentre io preferisco considerarlo partecipazione, o comunione, quella "grazia di energie esuberanti", colma d'armonia, di cui Kafka parla nel suo diario del 19 settembre 1917 (quando si chiede come possa "annunciare a qualcuno per iscritto" quanto si senta infelice): "... E non è affatto menzogna, né assopisce il dolore, ma è semplicemente la grazia di energie esuberanti nel momento in cui il dolore ha palesemente consumato tutte le mie forze fino al fondo del mio essere".

David Grossman, Che tu sia per me il coltello

Forse, accostando e sfregando le pupille - come ho sognato una volta - sgorgheranno delle lacrime completamente diverse da quelle note a chi ne fa spesso uso. Intendo dire... forse saranno più dolci del miele, prodotte da ghiandole lacrimali sussidiarie e nascoste di cui non conoscevamo l'esistenza. L'unico organo del corpo creato con la consapevolezza che mai, per tutta la vita, se ne farà uso. Un triste scherzo privato di Dio, che sapeva fin dall'inizio con chi aveva a che fare. Perché è possibile vincere la forza di gravità, ma non la forza di repulsione che l'anima esercita quando vede un'altra anima avvicinarsi ed esporsi.

David Grossman, Che tu sia per me il coltello

Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.

Mahatma Gandhi