Citazioni con argomento "Consapevolezza"

- Oh, lo immagino, - disse. - Buona parte della gente ama perché la si obbliga ad amare. Questo succede anche nelle relazioni personali, non crede? Quante coppie non sono vere coppie perché uno dei due uno solo, si è impegnato affinché lo fossero e ha costretto l'altro ad amarlo?
- L'ha costretto o l'ha convinto?
- E lo stesso, non crede? C'è solo una differenza di ordine cronologico, con quale si comincia, che cosa viene prima, poiché l'uno si trasforma nell'altro e viceversa, inevitabilmente. Tutto è in relazione con i faits accomplis, come dicono i francesi. Se a un Paese si ordina di amare i suoi governanti, finirà per convincersi di amarli, perlomeno con maggiore facilità che se non lo si obbliga Noi non possiamo ordinarglielo, è questo il problema.

[...]

- Se me lo permette e non sono troppoindelicato, lei, nella sua vita amorosa, ha mai obbligato qualcuno ad amarla?

[...]

- Uhmm. Uhmm. Più di una volta, più di una volta, mi creda, - disse finalmente la statista inglese, e la sua voce acuta tradiva un'esitazione come di una remota emozione, tanto remota che probabilmente non sarebbe stata recuperabile se non in quel modo, nella voce imperiosa che all'improvviso esitava. - In realtà mi domando se qualcuno mi abbia mai amato senza che io lo forzassi a farlo, inclusi i miei figli, beh, i figli sono quelli più costretti. Mi è sempre successo così, ma mi chiedo anche se al mondo esista qualcuno a cui non sia capitata la stessa cosa. Sa, io non credo a quelle storie che si vedono in televisione, persone che si incontrano e si amano senza difficoltà alcuna, sempre libere e disponibili, senza incertezze o ripensamenti improvvisi. Non credo che queste cose accadano davvero, proprio per niente, nemmeno tra i giovani. Qualunque relazione tra due persone comporta sempre un sacco di problemi, di forzature, e anche di offese e umiliazioni. Tutti obbligano tutti, non tanto a fare ciò che non vogliono, quanto piuttosto a fare ciò che non sono certi di volere, perché quasi nessuno sa cosa non vuole, e meno ancora cosa vuole, questo non c'è modo di saperlo. Se nessuno fosse mai obbligato a fare qualcosa il mondo si paralizzerebbe, tutto resterebbe sospeso in un'incertezza globale e continua, per sempre. La gente vuole solo dormire; i ripensamenti improvvisi ci immobilizzerebbero, immaginare le conseguenze di azioni non ancora compiute è sempre orribile, per questo noi uomini di stato siamo indispensabili, siamo qui per prendere le decisioni che gli altri non prenderebbero mai, paralizzati dai dubbi e dalla mancanza di volontà. Noi ascoltiamo la loro paura. «I dormienti, e i morti, non sono che figure dipinte», ha detto ii nostro Shakespeare, e io talvolta penso che tutte le persone non siano che questo, figure dipinte, dormienti di oggi e futuri morti. Per questo ci votano e ci pagano, affinché li svegliamo, e per farsi ricordare che ancora non è arrivata la loro ora che prima o poi arriverà, e perché nel frattempo ci facciamo carico delle loro volontà. Ma è ovvio, dobbiamo farlo in modo che loro continuino a credere di scegliere, come le coppie che si uniscono credendo entrambi di aver scelto coscientemente. Non che uno dei due sia stato costretto dall'altro, o convinto se si preferisce; di certo entrambi sono stati costretti, in un momento qualunque del lungo processo che li ha portati a unirsi - non trova? - e poi a restare insieme per un certo tempo, o fino alla morte. Magari sono stati costretti da un fattore esterno o da qualcuno che non fa più parte della loro vita, li obbliga il passato, l'infelicità, la loro storia, la loro sfortunata biografia. O anche da cause che ignorano o che non sanno vedere, quella parte di retaggio personale che tutti possediamo e non conosciamo, chissà quando è iniziato questo processo...

Javier Marías, Un cuore così bianco

Vivere nell'inganno o essere ingannati è facile, e anzi è la nostra condizione naturale: nessuno va esente da questo e nessuno è stupido per questo, non dovremmo opporci più di tanto e non dovremmo amareggiarci. Tuttavia ci sembra intollerabile, quando alla fine sappiamo. Quello che ci pesa, il brutto della cosa, è che il tempo in cui crediamo quel che non era si trasforma in qualcosa di strano, fluttuante o fittizio, in una specie di incantamento o sogno che deve essere soppresso dal nostro ricordo; a un tratto è come se quel periodo non lo avessimo vissuto affatto, non è vero?, come se dovessimo raccontarci di nuovo la storia o rileggere un libro, e allora pensiamo che ci saremmo comportati in maniera diversa o avremmo impiegato In altro modo quel tempo che finisce per appartenere al limbo. Questo può provocare la nostra disperazione. E oltretutto quel tempo a volte non rimane nel limbo, ma all'inferno. -. («E piuttosto come quando da bambini andavamo al cinema con il doppio programma e con la proiezione continua, - ho pensato, - ed entravamo in sala nel buio con un film cominciato che vedevamo fino alla fine cercando di immaginare quello che doveva essere successo prima, che cosa doveva aver condotto i personaggi alla situazione così grave in cui li avevamo trovati, quali offese dovevano essersi scambiate per essere nemici e odiarsi; poi proiettavano un altro film e soltanto dopo, quando cominciava di nuovo il primo film e vedevamo l'inizio che ci mancava, capivamo che quello che avevamo immaginato non aveva nessun fondamento e non combaciava con la metà perduta. E allora dovevamo cancellare dalla nostra testa non soltanto quel che avevamo immaginato, ma anche quello che avevamo visto con i nostri occhi seguendo quelle supposizioni, un film inesistente o almeno deformato.

Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me

Sì, sto bene, signori: perché io so che qui faccio il matto e vivo la mia pazzia tranquillamente. Il male è per voi, signori miei, che vivete la vostra pazzia senza saperla e senza vederla.

Luigi Pirandello, Enrico IV

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.

Tratta da L'Attimo fuggente di Peter Weir

Dicono che la mia sia una poesia d'inappartenenza.
Ma s'era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto
non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno
è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.

Eugenio Montale, Xenia I