Citazioni con argomento "Controllo"

Tutto è cominciato otto mesi fa. Ero reduce da una delusione d'amore così idiota che è meglio non parlarne. Alla mia sofferenza si aggiungeva la vergogna della sofferenza. Per impedirmi un simile dolore, mi strappai il cuore. Un'operazione semplice, ma poco efficace. Il dolore che mi aveva assediato dilagava ovunque, sotto la pelle e sopra, negli occhi, nelle orecchie. I miei sensi mi erano nemici e non la smettevano di ricordarmi quella stupida storia.

Decisi allora di uccidere le mie sensazioni. Mi bastò individuare l'interruttore interno e spostarlo verso l'universo del né-caldo-né-freddo. Fu un suicidio sensoriale, l'inizio di una nuova esistenza.

Da allora, non soffrii più. Non sentii più niente. La cappa di piombo che mi mozzava il respiro scomparve. E anche il resto. Abitavo in una specie di vuoto.

Passato il sollievo, cominciai ad annoiarmi di brutto. Pensai di riportare l'interruttore interno sulla posizione di partenza e mi accorsi che era impossibile. La cosa mi preoccupò.

La musica che prima mi commuoveva non suscitava più nessuna reazione in me, e anche le sensazioni primarie, come mangiare, bere, fare un bel bagno rilassante, mi lasciavano di pietra. Ero castrato su tutti i fronti. La scomparsa dei sentimenti non mi pesò. La voce di mia madre, al telefono, equivaleva alla scocciatura provocata da una perdita d'acqua. Smisi di stare in pena per lei. Il che non era affatto male.

Amélie Nothomb, Diario di rondine

I passi fatti una notte, per caso e senza conseguenze porteranno a una situazione inevitabile alla fine del tempo o del futuro astratto, e davanti a tale situazione, a volte ci chiediamo con incredula illusione: "E se non fossi entrato in quel bar? E se non fossi andato a quella festa? E se quel martedì non avessi risposto al telefono? E se quel lunedì non avessi accettato il lavoro?" Ce lo domandiamo ingenuamente, credendo per un istante (ma solo per un istante) che in quel caso non avremmo conosciuto Luisa e non saremmo al limite di una situazione inevitabile e logica, e che proprio in quanto lo siamo non possiamo più sapere se lo vogliamo o se ci terrorizza, non possiamo sapere se davvero vogliamo ciò che ci sembrava di volere fino a oggi. Ma conosceremo sempre Luisa, è inutile farsi domande perché è tutto così, nascere dipende da un movimento casuale, una frase pronunciata da uno sconosciuto dall'altro capo del mondo, un gesto interpretato, una mano sulla spalla e un sussurro che poteva non essere sussurrato. Ogni passo compiuto e ogni parola pronunciata da qualsiasi persona in qualsiasi circostanza (nell'indecisione o nella convinzione, nella sincerità o nell'inganno) hanno ripercussioni inimmaginabili che colpiscono chi non ci conosce né lo pretende, chi non è nato o ignora che potrà temerci, e si trasformano letteralmente in tema di vita o di morte, tante vite e tante morti hanno un'origine enigmatica che nessuno avverte e nessuno ricorda, nella birra che abbiamo deciso di bere incerti di avere abbastanza tempo, nel buonumore che ci ha resi simpatici a chi ci hanno appena presentato, senza sapere che poco prima aveva urlato o fatto soffrire qualcuno, nella torta che volevamo fermarci a comprare mentre andavamo a pranzo dai nostri genitori e che alla fine non abbiamo comprato, nell'ansia di ascoltare una voce benché non c'importi quello che dice, e nell'audace telefonata che abbiamo fatto, nel nostro desiderio di restare a casa che non abbiamo esaudito. Uscire, e parlare, e fare, muoversi, guardare e sentire ed essere percepiti ci pone in un rischio costante, ma neppure rinchiudersi e tacere e stare tranquilli ci salva dalle conseguenze, dalle situazioni logiche e irrimediabili, da ciò che oggi è imminente e che quasi un anno fa era assolutamente inaspettato, o quattro, o dieci o cento anni fa, o anche solo ieri.

Javier Marías, Un cuore così bianco

- Oh, lo immagino, - disse. - Buona parte della gente ama perché la si obbliga ad amare. Questo succede anche nelle relazioni personali, non crede? Quante coppie non sono vere coppie perché uno dei due uno solo, si è impegnato affinché lo fossero e ha costretto l'altro ad amarlo?
- L'ha costretto o l'ha convinto?
- E lo stesso, non crede? C'è solo una differenza di ordine cronologico, con quale si comincia, che cosa viene prima, poiché l'uno si trasforma nell'altro e viceversa, inevitabilmente. Tutto è in relazione con i faits accomplis, come dicono i francesi. Se a un Paese si ordina di amare i suoi governanti, finirà per convincersi di amarli, perlomeno con maggiore facilità che se non lo si obbliga Noi non possiamo ordinarglielo, è questo il problema.

[...]

- Se me lo permette e non sono troppoindelicato, lei, nella sua vita amorosa, ha mai obbligato qualcuno ad amarla?

[...]

- Uhmm. Uhmm. Più di una volta, più di una volta, mi creda, - disse finalmente la statista inglese, e la sua voce acuta tradiva un'esitazione come di una remota emozione, tanto remota che probabilmente non sarebbe stata recuperabile se non in quel modo, nella voce imperiosa che all'improvviso esitava. - In realtà mi domando se qualcuno mi abbia mai amato senza che io lo forzassi a farlo, inclusi i miei figli, beh, i figli sono quelli più costretti. Mi è sempre successo così, ma mi chiedo anche se al mondo esista qualcuno a cui non sia capitata la stessa cosa. Sa, io non credo a quelle storie che si vedono in televisione, persone che si incontrano e si amano senza difficoltà alcuna, sempre libere e disponibili, senza incertezze o ripensamenti improvvisi. Non credo che queste cose accadano davvero, proprio per niente, nemmeno tra i giovani. Qualunque relazione tra due persone comporta sempre un sacco di problemi, di forzature, e anche di offese e umiliazioni. Tutti obbligano tutti, non tanto a fare ciò che non vogliono, quanto piuttosto a fare ciò che non sono certi di volere, perché quasi nessuno sa cosa non vuole, e meno ancora cosa vuole, questo non c'è modo di saperlo. Se nessuno fosse mai obbligato a fare qualcosa il mondo si paralizzerebbe, tutto resterebbe sospeso in un'incertezza globale e continua, per sempre. La gente vuole solo dormire; i ripensamenti improvvisi ci immobilizzerebbero, immaginare le conseguenze di azioni non ancora compiute è sempre orribile, per questo noi uomini di stato siamo indispensabili, siamo qui per prendere le decisioni che gli altri non prenderebbero mai, paralizzati dai dubbi e dalla mancanza di volontà. Noi ascoltiamo la loro paura. «I dormienti, e i morti, non sono che figure dipinte», ha detto ii nostro Shakespeare, e io talvolta penso che tutte le persone non siano che questo, figure dipinte, dormienti di oggi e futuri morti. Per questo ci votano e ci pagano, affinché li svegliamo, e per farsi ricordare che ancora non è arrivata la loro ora che prima o poi arriverà, e perché nel frattempo ci facciamo carico delle loro volontà. Ma è ovvio, dobbiamo farlo in modo che loro continuino a credere di scegliere, come le coppie che si uniscono credendo entrambi di aver scelto coscientemente. Non che uno dei due sia stato costretto dall'altro, o convinto se si preferisce; di certo entrambi sono stati costretti, in un momento qualunque del lungo processo che li ha portati a unirsi - non trova? - e poi a restare insieme per un certo tempo, o fino alla morte. Magari sono stati costretti da un fattore esterno o da qualcuno che non fa più parte della loro vita, li obbliga il passato, l'infelicità, la loro storia, la loro sfortunata biografia. O anche da cause che ignorano o che non sanno vedere, quella parte di retaggio personale che tutti possediamo e non conosciamo, chissà quando è iniziato questo processo...

Javier Marías, Un cuore così bianco

Julia non nutriva il benché minimo interesse per le sottigliezze della dottrina del Partito. Tutte le volte che lui cominciava a parlare dei principi del Socing, del bipensiero, del carattere mutevole del passato e della negazione di ogni realtà oggettiva, oppure usava parole in neolingua, lei si annoiava, si sentiva confusa, e diceva che non aveva mai prestato attenzione a roba del genere. Era noto che si trattava di stupidaggini. E allora, perché tormentarsi? Sapeva quando doveva applaudire e quando doveva fischiare, d'altro non c'era bisogno.

Se Winston insisteva a parlare di simili argomenti, Julia aveva una reazione sconcertante: si addormentava. Apparteneva a quel genere di persone che riescono a dormire a qualsiasi ora e in qualsiasi posizione. Quando parlava con lei, Winston capiva quanto fosse facile mostrarsi perfettamente ortodossi pur senza avere la più pallida idea di che cosa fosse l'ortodossia. In un certo senso, era proprio alle persone incapaci di comprenderla che il Partito riusciva a imporre con maggiore facilità la propria visione del mondo.

Era possibile che accettassero le più flagranti violazioni del principio di realtà perché non avevano coscienza alcuna dell'enormità di quanto veniva loro richiesto. D'altra parte, non nutrivano per gli eventi pubblici neanche quell'interesse minimo per capire che cosa stava succedendo. L'incapacità di comprendere salvaguardava la loro integrità mentale. Ingoiavano tutto senza batter ciglio, e ciò che ingoiavano non le faceva soffrire perché non lasciava traccia alcuna, allo stesso modo in cui un chicco di grano passa indigerito attraverso il corpo di un uccello.

George Orwell, George Orwell, 1984 (Parte seconda, cap. V)