Citazioni con argomento "Gioco"

Dimmi se ti può bastare. Non dico saziarti, riempirti la vita e colmarti il destino. Dico: bastarti per tirare avanti senza ammalarti di abbandono. Forse, ma solo a essere degli eroi, degli eroici anacoreti gonfi di santità. Che non è il caso del qui presente. Il quale si sarebbe ammalato di certo, e forse peggio che ammalato, se non fosse arrivata la vertigine.
La vertigine tra me e lei. Giù in strada nel circo che adesso abbiamo aperto. Il nostro circo, il nostro numero, la nostra vertigine; la leggendaria quarta dimensione dove lei c'è per sempre, e io sono sempre per lei e lei per me. Tra quaggiù e lassù, tra l'asfalto di via Oberdan - che il comune non ha ancora messo a posto anche se è venuto il sindaco in persona a vedere quanto fa schifo - e il cielo infinito sopra l'asfalto.

Abbiamo imparato tutti e due assieme. Non c'è stato m momento che io lo sapevo fare e lei no, e nemmeno il contrario; lo sappiamo fare solo io e lei e l'uno senza l'altra fa farebbe bene a non provarcisi neppure. È stata una cosa così improvvisa che adesso non ricordo nemmeno con precisione come è successo e quando è cominciata. E sono tre mesi sì e no che lo facciamo. Non più in là di aprile di sicuro, perché mi ricordo come era azzurro pazzo il cielo e come nevicavano petali dalle acacie della erosa, e io ero felice di quella bellezza e anche triste, e non so il perché. Può essere successo un giorno che siamo usciti di casa, che sono riuscito a farla uscire di casa con me; forse è stato per andare a fare una scampagnata di fiori.

[...]

Forse eravamo usciti per fiori e aprile impazzava di blu. Io allora l'ho presa per la vita e l'ho lanciata nel cielo. Se mi avesse visto sua madre ora non starei qui a raccontarla. Ma lei non ha gridato aiuto o che altro: ha semplicemente preso il volo, e di quel volo non ha avuto proprio nessuna paura. Lei è volata su nel cielo e alla fine del suo volo si è posata sulle mie spalle, a cavallina, a gigiò, come diciamo noi. Silenziosa. E sorrideva con i denti conigli, tale e quale fosse appena discesa dai suoi sogni.
Adesso che abbiamo il nostro circo, lei, prima di posarsi sulle mie spalle, riesce a fare il salto mortale. A volte scende fino a terra, e allora fa un salto mortale e mezzo.

Dio, è così magrolina, così minuta, così scricchiolina, come fai a star tranquillo che non si faccia male? Mai di sicuro, anche se la so a memoria, anche se posso prenderla a occhi chiusi; e il guaio è che se per caso vedo che li chiude lei, lo faccio subito anch'io. Sì, lo faccio, e non tremo e non prego, e che Dio mi aiuti se dovessi sbagliare una volta sola. Ma farlo da ciechi è una cosa che ci fa impazzire.
A me e a lei, splendente come l'oro.
A noi non importa vedere, perché il nostro spettacolo ce lo abbiamo nella quarta dimensione che è qui dentro, e quello che guardiamo ci distrae soltanto, e alla fine lei è meno leggera e io meno potente. A noi due ci importa solo che lei voli alta sopra la mia testa e che scenda giù a terra lieve come un angelo; quello che conta è che io sia il suo motore silenzioso e fidato, e che tutti quelli che sono lì a guardare rimangano a bocca aperta per il mozzafiato. Per fortuna fino ad adesso non è ancora successo niente.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine

L'arte del puzzle inizia con i puzzle di legno tagliati a mano quando colui che li fabbrica comincia a porsi tutti i problemi che il giocatore dovrà risolvere, quando, invece di lasciare che il caso imbrogli le piste, vuole sostituirgli l'astuzia, la trappola, l'illusione: il modo premeditato, tutti gli elementi che figurano sull'immagine da ricostruire - questa poltrona di broccato d'oro, quel tricorno nero ornato da una piuma nera un po' sciupata, quell'altra livrea color giunchiglia tutta coperta di galloni d'argento — saranno il punto d'avvio di un'informazione ingannevole: lo spazio organizzato, coerente, strutturato, significante, del quadro verrà spezzettato non solo in elementi inerti, amorfi, poveri di significato e informazione, ma anche in elementi falsificati, portatori di false informazioni: due frammenti di cornicione che s'incastrino perfettamente mentre in realtà appartengono a due parti molto distanti del soffitto, la fibbia di una cintura di uniforme che si rivela in extremis un pezzo di metallo reggitorcia, vari pezzi tagliati quasi allo stesso modo appartenenti, gli uni a un arancio nano sulla mensola di un caminetto, gli altri al suo riflesso appena appannato in uno specchio, sono i classici esempi di trabocchetti tesi all'appassionato.

Se ne potrà dedurre quella che è probabilmente la verità ultima del puzzle: malgrado le apparenze, non si tratta di un gioco solitario: ogni gesto che compie l'attore del puzzle, il suo autore lo ha compiuto primadi lui; ogni pezzo che prende e riprende, esamina, accarezza, ogni combinazione che prova e prova ancora, ogni suo brancolare, intuire, sperare, tutti i suoi scoramenti, sono già stati decisi, calcolati, studiati dall'altro.

Georges Perec, La vita istruzioni per l'uso