Citazioni con argomento "Incompletezza"

Non che partecipasse alle conversazioni dei grandi, poiché non era pedante - ascoltava soltanto -, era piuttosto una tensione cupa a dominarlo, anomala per un ragazzo, che lo faceva stare sempre all'erta, a guardare dalla finestra, come chi guarda il mondo che gli passa veloce davanti agli occhi e a cui non è ancora permesso partecipare, come il prigioniero che sa che nessuno aspetta o rinuncia a nulla benché lui sia assente e che con il mondo che fugge se ne va pure il suo tempo; e questo lo sanno anche quelli che muoiono. Dava sempre la sensazione di essersi perso qualcosa e di esserne dolorosamente cosciente, uno di quegli individui che vorrebbero vivere più vite insieme, moltiplicarsi e non circoscriversi a essere solo se stessi: quelli spaventati dall'unicità. Quando veniva da noi, doveva aspettare in mia compagnia che terminasse la visita di suo padre al mio, si avvicinava al balcone e mi voltava le spalle per quìndici o venti minuti o mezz'ora, senza far caso alla varietà di giochi che io ingenuamente gli proponevo. Ma nonostante la sua immobilità, non c'era contemplazione né calma nella figura eretta, né in quelle mani ossute che scostavano le tendine e poi vi si aggrappavano, come il prigioniero che stringe nelle mani le sbarre della cella perché non riesce ancora a farsene una ragione.

Javier Marías, Un cuore così bianco

Sempre questa sensazione di inquietudine
Di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la 
tristezza inspiegabile, 
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che “non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove...
e continuo a far scoppiare Palomitas nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente...
Ma devo ricordarmi che sono qui e che
Continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole, 
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.

Gioconda Belli