Citazioni con argomento "Sguardo"

Con uno sguardo mi ha resa più bella,
e io questa bellezza l'ho fatta mia
Felice, ho inghiottito una stella.

Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.

Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un'invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell'abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola, Venere dall'onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.

Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.

Wislawa Szymborska, Accanto a un bicchiere di vino

La loro è una relazione squisitamente mobile. Non sono marciatori sportivi, e m ogni caso non marciatori così accaniti da non desiderare di far altro che marciare. Semplicemente non hanno ancora trovato un posto per loro, un posto che valga la pena di qualcosa di più duraturo e consistente di una sosta occasionale.

Un posto per il loro amore, visto che di questo si tratta: che sono innamorati. Camminano molto perché lo stanno ancora cercando il loro posto, camminano sempre perché ne hanno un bisogno urgente, un'insaziata necessità. Quando sono stanchi, o quando piove, o si fa buio si fermano dove capita, un bar qualunque, una trattoria, qualcosa del genere, dove trovano un riparo per sedersi a prendere fiato. E parlare tra loro, tra loro con le mani e con gli occhi.

Non sono né sordi né muti. Quando passeggiano, spesso parlano con la loro voce. Anzi, può capitare che lo facciano incessantemente. A voce spiegata, bisbigliando o canticchiando, persino, le volte che sono molto tristi o molto allegri, e le parole del loro amore chiedono un di più alle corde vocali. Ma quando si fermano in un locale e siedono l'uno di fronte all'altra, spengono la loro voce e accendono le loro antenne. In modo che nessuno li senta. Ritengono che ciò che si dicono sia di una tale intimità, un'intimità così profonda e fragile, che basterebbe un niente a offenderla, anche una sola parola che potesse spingersi più in là delle loro tazze di té e giungere alle orecchie di un estraneo. Temono per la loro intimità, perché in verità temono per loro, per ciò che hanno scoperto di essere: amanti che camminano per una strada che non conoscono. Amanti indifesi.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine

Perché in realtà non siamo niente, non siamo nessuno; siamo una famiglia che sta facendo colazione alle sette di mattina in una vecchia cucina di un piccolo paese. È sufficiente che la fotografia vada in mano a un estraneo perché cambino completamente le proporzioni. Bastava sistemarsi mezzo metro più in alto di quanto alti eravamo noi e chiunque avrebbe potuto confermarlo: nonostante tutta la grandezza che io sentivo, noi non eravamo niente.

L'amore mio per te e per la Mery al lempo della cucina con la Stufa Madre non può ammettere uno sguardo estraneo, uno sguardo disincantato. Si avvilirebbe e morirebbe se solo accettasse questo. Un amore è un grande fatto leggendario e ogni leggenda, grande o piccola che sia, è di per sé sproporzionata, e puoi osservarla vivere solo con uno sguardo perennemente incantato.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine

Ci siamo guardati più di una volta nel corso dell'anno. È stato bello. Bello ma non sufficiente. I suoi occhi grigi e celesti, i miei occhi marron. Non male, non male.
Sguardi contati. Davanti alle buche delle lettere, due volte. Per strada una volta, al parcheggio. Cinque o sei lungo le scale. Non molti, ma sarebbero potuti bastare. Alle buche potevamo fidanzarci, ci toccavamo. E i suoi occhi non erano indifferenti. Forse un pochino lontani, ma non troppo lontani; anzi, forse un pochino vicini. No, non era uno stupido sguardo da buche delle lettere.
Credo che in definitiva sia stata solo una questione di slancio. Mi è mancato lo slancio. Bastava dirle una parola. Anche solo quella, ma una parola. Del tipo: "Vieni a fumare sul mio terrazzo questa sera, per favore?".
Avrebbe detto di sì e sarebbe venuta, con le sue sigarette, senza il cellulare. A volte basta niente. Anche solo un piccolo aiuto, anche solo una piccola insignificante parola. Non si aspetta un anno intero un Diiht diiht... diiht fiiht senza sperare che nel frattempo possa succedere qualcosa. Neanche a essere polacchi.
Vieni a fumare sul mio terrazzo questa sera, per favore.
Sarebbe venuta, perché anche una straniera come lei sa apprezzare parole di dedizione.
E invece non gliel'ho detto: avrò anche saputo innamorarmi, ma non ho imparato a parlare. Si vede che con tutta la mia dedizione non ho abbastanza cuore per una parola d'amore. No, non è il cuore che mi manca, è lo slancio. Le parole richiedono sempre un qualche slancio, ma quelle d'amore abbisognano di un coraggio tremendo. Parole fiduciose gettate nel mare. Parole tuffatrici. In verità io non ho lo slancio del tuffatore, non più.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine

Così penso che la bella Elena se ne fregasse della guerra di Troia, a un punto difficilmente concepibile. Non penso che ne ricavasse motivo di orgoglio: sarebbe stato fare troppo onore agli eserciti umani.
Penso che lei restasse infinitamente al di sopra di quella storia e che continuasse a guardarsi negli specchi.
Penso che avesse bisogno di essere guardata - e poco le importava che fossero sguardi di guerrieri o di pacificatori: dagli sguardi lei si aspettava che le parlassero di lei, solo di lei, e non di quelli che glieli rivolgevano.
Penso che avesse bisogno di essere amata. Di amare no: non era nella sua natura. A ciascuno la sua specialità.

Amélie Nothomb, Sabotaggio d'amore