Citazioni con argomento "Vertigine"

Quante volte, per cambiare vita, abbiamo bisogno della vita intera, pensiamo lungamente, prendiamo la rincorsa e poi esitiamo, poi ricominciamo da capo, pensiamo e ripensiamo, ci spostiamo nei solchi del tempo con un movimento circolare, come quei mulinelli di vento che sui campi sollevano polvere, foglie secche, quisquilie, che per molto di più non gli bastano le forze, sarebbe meglio se vivessimo in un paese di tifoni. Ma certe volte una parola basta.

José Saramago, La zattera di pietra

Dimmi se ti può bastare. Non dico saziarti, riempirti la vita e colmarti il destino. Dico: bastarti per tirare avanti senza ammalarti di abbandono. Forse, ma solo a essere degli eroi, degli eroici anacoreti gonfi di santità. Che non è il caso del qui presente. Il quale si sarebbe ammalato di certo, e forse peggio che ammalato, se non fosse arrivata la vertigine.
La vertigine tra me e lei. Giù in strada nel circo che adesso abbiamo aperto. Il nostro circo, il nostro numero, la nostra vertigine; la leggendaria quarta dimensione dove lei c'è per sempre, e io sono sempre per lei e lei per me. Tra quaggiù e lassù, tra l'asfalto di via Oberdan - che il comune non ha ancora messo a posto anche se è venuto il sindaco in persona a vedere quanto fa schifo - e il cielo infinito sopra l'asfalto.

Abbiamo imparato tutti e due assieme. Non c'è stato m momento che io lo sapevo fare e lei no, e nemmeno il contrario; lo sappiamo fare solo io e lei e l'uno senza l'altra fa farebbe bene a non provarcisi neppure. È stata una cosa così improvvisa che adesso non ricordo nemmeno con precisione come è successo e quando è cominciata. E sono tre mesi sì e no che lo facciamo. Non più in là di aprile di sicuro, perché mi ricordo come era azzurro pazzo il cielo e come nevicavano petali dalle acacie della erosa, e io ero felice di quella bellezza e anche triste, e non so il perché. Può essere successo un giorno che siamo usciti di casa, che sono riuscito a farla uscire di casa con me; forse è stato per andare a fare una scampagnata di fiori.

[...]

Forse eravamo usciti per fiori e aprile impazzava di blu. Io allora l'ho presa per la vita e l'ho lanciata nel cielo. Se mi avesse visto sua madre ora non starei qui a raccontarla. Ma lei non ha gridato aiuto o che altro: ha semplicemente preso il volo, e di quel volo non ha avuto proprio nessuna paura. Lei è volata su nel cielo e alla fine del suo volo si è posata sulle mie spalle, a cavallina, a gigiò, come diciamo noi. Silenziosa. E sorrideva con i denti conigli, tale e quale fosse appena discesa dai suoi sogni.
Adesso che abbiamo il nostro circo, lei, prima di posarsi sulle mie spalle, riesce a fare il salto mortale. A volte scende fino a terra, e allora fa un salto mortale e mezzo.

Dio, è così magrolina, così minuta, così scricchiolina, come fai a star tranquillo che non si faccia male? Mai di sicuro, anche se la so a memoria, anche se posso prenderla a occhi chiusi; e il guaio è che se per caso vedo che li chiude lei, lo faccio subito anch'io. Sì, lo faccio, e non tremo e non prego, e che Dio mi aiuti se dovessi sbagliare una volta sola. Ma farlo da ciechi è una cosa che ci fa impazzire.
A me e a lei, splendente come l'oro.
A noi non importa vedere, perché il nostro spettacolo ce lo abbiamo nella quarta dimensione che è qui dentro, e quello che guardiamo ci distrae soltanto, e alla fine lei è meno leggera e io meno potente. A noi due ci importa solo che lei voli alta sopra la mia testa e che scenda giù a terra lieve come un angelo; quello che conta è che io sia il suo motore silenzioso e fidato, e che tutti quelli che sono lì a guardare rimangano a bocca aperta per il mozzafiato. Per fortuna fino ad adesso non è ancora successo niente.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine