Citazioni con argomento "Morte"

Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com'è strano, per me, scriverti di nuovo,
com'è bizzarro rivivere un addio...)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.

Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.

Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire...

Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza
della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.

Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d'inverno, d'estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali - tutto resterà sempre con me.

Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo,
un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi,
sull'amicizia che hai voluto concedermi
e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti.

Arrivederci, o magari addio.
Librati, impossessati del cielo con le ali del silenzio
oppure conquista, con il vascello dell'oblio, il vasto mare della dimenticanza.

Josif Aleksandrovic Brodskij, Verso il mare della dimenticanza

Addio a una vista

Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.

Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d'erba, se oscilla,
è solo al vento.

Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.

Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta - come se tu vivessi ancora -
bella come era.

Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.

Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
su un tronco rovesciato di betulla.

Rispetto il loro diritto
a sussurrare, a ridere
e a tacere felici.

Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui la stringa
con il suo braccio vivo.

Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.

Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.

Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro,
ora nere.

Una cosa soltanto non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza -
ci rinuncio.

Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.

Wislawa Szymborska, La fine e l'inizio

Aplastamiento de las gotas

Yo no sé, mira, es terrible cómo llueve. Llueve todo el tiempo, afuera tupido y gris, aquí contra el balcón con goterones cuajados y duros, que hacen plaf y se aplastan como bofetadas uno detrás de otro, qué hastío. Ahora aparece una gotita en lo alto del marco de la ventana; se queda temblequeando contra el cielo que la triza en mil brillos apagados, va creciendo y se tambalea, ya va a caer y no se cae, todavía no se cae. Está prendida con todas las uñas, no quiere caerse y se la ve que se agarra con los dientes, mientras le crece la barriga; ya es una gotaza que cuelga majestuosa, y de pronto zup, ahí va, plaf, deshecha, nada, una viscosidad en el mármol.

Pero las hay que se suicidan y se entregan enseguida, brotan en el marco y ahí mismo se tiran; me parece ver la vibración del salto, sus piernitas desprendiéndose y el grito que las emborracha en esa nada del caer y aniquilarse. Tristes gotas, redondas inocentes gotas. Adiós gotas. Adiós.

Julio Cortázar, Historias de Cronopios y de Famas

Non ti nego che ho spesso pensato quanto mi sarebbe piaciuto una sera tirar giù il bandone e andarmene; andarmene senza dovermi ficcare ancora una volta le chiavi nella tasca dei pantaloni, ma lasciarle invece lì, a oscillare sulla toppa, o farlo scivolare con un bel gesto in un tombino. Andarmene magari in un giorno di fortuna, quando ogni cosa ha preso la sua strada, la strada migliore; andarmene finché il pane che ho fatto è ancora caldo e buono, andarmene senza dover aspettare che diventi ancora una volta, come tutte le volte, crosta. Perché la vita è così, che è sempre più lunga del tuo pane caldo. Nel cuore di certi momenti di particolare leggerezza, in certi istanti di gioia, ti assicuro che sarei sommamente interessato ad essere io a mettere fine alle croste, io che spengo le luci della bottega nel momento più adatto.

Come puoi constatare, qualcosa mi ha fin qui trattenuto.
Vedi, sono terrorizzato dall'idea che, proprio nell'attimo in cui non deve più succedere niente, succeda invece qualcosa, e che quel qualcosa sia l'ultimo e più grande tormento che la vita possa riservarmi. Perché ho paura che la vita, prima di lasciar perdere, si prenda per sé ancora un secondo, o anche solo un infinitesimo nano di secondo, ma tremendo. Ho paura di quello che accadrà in quel tempo che sarà un tempo smisurato. Cosa sentirò, cosa saprò, cosa vedrò, cosa toccherò nel tempo del trapasso?

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine

è curioso come sfumino i lineamenti di chi non vediamo più, per rabbia o assenza o sfinimento, o come tali lineamenti in un solo giorno vengano usurpati dalle fotografie così fisse, mia madre è rimasta senza occhiali, senza quegli occhiali da vista che negli ultimi tempi portava continuamente, è rimasta fissa nel ritratto che ho scelto io, ai suoi ventotto anni, una donna più giovane dì quanto lo sia io ora, con un'espressione tranquilla e gli occhi leggermente rassegnati che non aveva di solito, credo, perché normalmente erano allegri come quelli della mia nonna cubana, sua madre, loro ridevano, ridevano spesso insieme, ma è anche vero che nel loro sguardo, a volte, si percepiva un senso di dolore o paura, mia nonna a volte smetteva dì dondolarsi sulla sedia e restava con lo sguardo perso, gli occhi asciutti e fissi, come chi si è appena svegliato e non connette, a volte restava a guardare le foto o il ritratto della figlia scomparsa dal mondo prima che nascessi io, lo fissava per un minuto o forse più, sicuramente senza riflettere, senza nemmeno ricordare, provando dolore o paura retrospettiva. E anche mia madre, a volte, guardava così quella sorella lontana, e interrompeva la lettura e si toglieva gli occhiali per la sua vista stanca, con un dito infilato nel libro per non perdere il segno e gli occhiali nell'altra mano, e a volte restava a guardare nel vuoto, a volte guardava i morti, volti che aveva visto crescere ma non invecchiare, volti appiattiti, volti in movimento che ormai siamo abituati a vedere immobili.

Javier Marías, Un cuore così bianco