Citazioni con argomento "Parole"

Esistono molte solitudini intersecate – dice – sopra e sotto
ed altre in mezzo;
diverse o simili, ineluttabili, imposte
o come scelte, come libere – intersecate sempre.
Ma nel profondo, in centro, esiste l’unica solitudine – dice;
una città sorda, quasi sferica, senza alcuna
insegna luminosa colorata, senza negozi, motociclette,
con una luce bianca, vuota, caliginosa, interrotta
da bagliori di segnali sconosciuti.
In questa città
da anni dimorano i poeti.
Camminano senza far rumore, con le mani conserte,
ricordano vagamente fatti dimenticati, parole, paesaggi,
questi consolatori del mondo, i sempre sconsolati, braccati
dai cani, dagli uomini, dalle tarme, dai topi, dalle stelle,
inseguiiti dalle loro stesse parole, dette o non dette.

Yiannis Ritsos, L'altra solitudine

La loro è una relazione squisitamente mobile. Non sono marciatori sportivi, e m ogni caso non marciatori così accaniti da non desiderare di far altro che marciare. Semplicemente non hanno ancora trovato un posto per loro, un posto che valga la pena di qualcosa di più duraturo e consistente di una sosta occasionale.

Un posto per il loro amore, visto che di questo si tratta: che sono innamorati. Camminano molto perché lo stanno ancora cercando il loro posto, camminano sempre perché ne hanno un bisogno urgente, un'insaziata necessità. Quando sono stanchi, o quando piove, o si fa buio si fermano dove capita, un bar qualunque, una trattoria, qualcosa del genere, dove trovano un riparo per sedersi a prendere fiato. E parlare tra loro, tra loro con le mani e con gli occhi.

Non sono né sordi né muti. Quando passeggiano, spesso parlano con la loro voce. Anzi, può capitare che lo facciano incessantemente. A voce spiegata, bisbigliando o canticchiando, persino, le volte che sono molto tristi o molto allegri, e le parole del loro amore chiedono un di più alle corde vocali. Ma quando si fermano in un locale e siedono l'uno di fronte all'altra, spengono la loro voce e accendono le loro antenne. In modo che nessuno li senta. Ritengono che ciò che si dicono sia di una tale intimità, un'intimità così profonda e fragile, che basterebbe un niente a offenderla, anche una sola parola che potesse spingersi più in là delle loro tazze di té e giungere alle orecchie di un estraneo. Temono per la loro intimità, perché in verità temono per loro, per ciò che hanno scoperto di essere: amanti che camminano per una strada che non conoscono. Amanti indifesi.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine

Le nostre parole erano come mattoni, alberi, finestre, erba e cieli: ci servivano per costruire un regno. Ci vuole del tempo per farlo.

[...]

Penso che tua madre e io avremmo preferito morire piuttosto che finire le nostre parole e interrompere la costruzione del nostro regno. Lo volevamo infinito, così come pensavamo che la nostra vita sarebbe stata infinita. Ci raccoglievamo l'anima tra le mani - io la sua, lei la mia - e guardavamo un panorama sterminato; poi la rovesciavamo, e allora piano piano cominciava a cadere la neve. Eravamo commoventi come una palla di vetro con dentro l'amore.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine

Ci siamo guardati più di una volta nel corso dell'anno. È stato bello. Bello ma non sufficiente. I suoi occhi grigi e celesti, i miei occhi marron. Non male, non male.
Sguardi contati. Davanti alle buche delle lettere, due volte. Per strada una volta, al parcheggio. Cinque o sei lungo le scale. Non molti, ma sarebbero potuti bastare. Alle buche potevamo fidanzarci, ci toccavamo. E i suoi occhi non erano indifferenti. Forse un pochino lontani, ma non troppo lontani; anzi, forse un pochino vicini. No, non era uno stupido sguardo da buche delle lettere.
Credo che in definitiva sia stata solo una questione di slancio. Mi è mancato lo slancio. Bastava dirle una parola. Anche solo quella, ma una parola. Del tipo: "Vieni a fumare sul mio terrazzo questa sera, per favore?".
Avrebbe detto di sì e sarebbe venuta, con le sue sigarette, senza il cellulare. A volte basta niente. Anche solo un piccolo aiuto, anche solo una piccola insignificante parola. Non si aspetta un anno intero un Diiht diiht... diiht fiiht senza sperare che nel frattempo possa succedere qualcosa. Neanche a essere polacchi.
Vieni a fumare sul mio terrazzo questa sera, per favore.
Sarebbe venuta, perché anche una straniera come lei sa apprezzare parole di dedizione.
E invece non gliel'ho detto: avrò anche saputo innamorarmi, ma non ho imparato a parlare. Si vede che con tutta la mia dedizione non ho abbastanza cuore per una parola d'amore. No, non è il cuore che mi manca, è lo slancio. Le parole richiedono sempre un qualche slancio, ma quelle d'amore abbisognano di un coraggio tremendo. Parole fiduciose gettate nel mare. Parole tuffatrici. In verità io non ho lo slancio del tuffatore, non più.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine

Un bel po' in là nel tempo, quando ancora era piccolo, piccolo quanto la bambina che ama, e suppergiù con gli stessi anni di lei. Allora era anche lui un bambino che coltivava un suo recondito disegno, un bambino a cui non dispiaceva giocare nella penombra e parlare sottovoce di cose segrete ai suoi cavallini. Che forse non erano cavallini, ma più probabilmente aeroplani e navi. Pensava e sentiva cose che crescevano dentro di lui in modo misterioso, forse la notte, o quando, durante il giorno, sognava. Quelle cose non sapeva dirle a nessun altro se non ai suoi aeroplanini. E se capitava a volte che provasse a dirlo a qualcuno, per amore, per paura, per vanto, uscivano fuori sotto forma di parole attorcigliate che lo facevano sentire prigioniero e solo.

Per questo motivo qualche volta piangeva. Piangeva per l'enorme sforzo che faceva, per la disperante frustrazione che ne ricavava. E siccome detestava infastidire chicchessia con le proprie lacrime, asciugava il suo pianto bevendolo. Voleva che tornasse giù da dove era venuto; voleva che nessuno fosse rattristato dalla sua tristezza. Gli era giunta voce che era molto difficile che i bambini tristi potessero essere amati.
Se qualcuno lo sorprendeva a bere le proprie lacrime, allora si sforzava di spiegare che gli sembravano zuccherate, che erano buone. Diceva che erano goccioline di zucchero. E nessuno trovava da ridire.
Invece sono salate, riconosce l'uomo, tali e quali a quelle di una volta.

Maurizio Maggiani, È stata una vertigine