Citazioni con argomento "Passato"

Il cielo notturno è una carta-carbone neroblù,
con le orbite a lungo riattizzate delle stelle
filtranti la luce, spiraglio a spiraglio -
luce d'un bianco d'ossa, come la morte, al di là di tutto.
Sotto gli occhi delle stelle e il rictus della luna
egli patisce il suo guanciale deserto, l’insonnia
sparge per ogni dove i suoi granelli di sabbia.
Ossessivamente si replica un vecchio, sgranato
film di imbarazzi - giorni uggiosi
d'infanzia e adolescenza, appiccicosi di sogni,
facce parentali su alti steli, severe o piangenti,
un verminoso roseto che lo faceva strillare.
La sua fronte è bozzuta come un sacchetto di sassi.
Dive obsolete, i ricordi competono per l'inquadratura.
È assuefatto alle pillole: rosse, vermiglie, azzurre -
quanto gli confortarono la noia di sere prolungate!
Quei zuccherosi pianeti la cui influenza gli valse
un po' di vita ribattezzata non-vita,
e i dolci, storditi risvegli da infante senza memoria-
le pillole sono ormai vane, come gli dei del passato.
Più non gli giovano i loro papaverosi colori.
La sua testa è un angusto interno di grigi specchi.
Ogni gesto si snoda di colpo in una serie
di prospettive in decrescendo, e il suo senso
fuoresce come acqua da un buco all'estremità.
Esposto in mostra: lui vive in una stanza spalpebrata,
le nude fessure degli occhi spalancate in permanenza
su un accendi-e-spegni infinito di situazioni.
Per tutta la notte in cortile gatti invisibili
berciavano come comari o strumenti scordati.
Egli ormai vede il giorno, il suo bianco disagio
che spunta col suo carico di futili ripetizioni.
La città è una mappa di gioviali pigolii, adesso;
tutti con occhi vacui dai riflessi di mica
vanno in schiera al lavoro, come dopo un lavaggio del cervello.

Sylvia Plath, Malato d'insonnia

Una sera di nuvole, di freddo
e di luce che spiega ad altro il senso
della mia vita, questo vago accordo
di memorie in sordina, sottovoce
di me, di te, poveramente assortiti.

Si resta a volte soli nella veglia
di un racconto sospeso, allora soli,
ignoti l'uno all'altro, ed ora uniti
dal ricordo che un nulla ci divise.

Il rammarico punge, se mi dici:
"bastava che quel giorno...", ti sorrido
con la mesta sfiducia di sapere
che mai giunsi per tempo, che geloso
di te, del tuo passato, almeno vedo
il tuo sguardo d'amore al primo incontro.

Ma forse è giusto credere che allora
tu m'avresti perduto:
come un ragazzo che si lascia indietro
nella paura d'esser felice.

Alfonso Gatto, Sottovoce

Si scrive per guarire se stessi,
per sfogarsi, per lavarsi il cuore.
Si scrive per dialogare anche
con un lettore sconosciuto.
Ritengo che nessuno senza memoria
possa scrivere un libro,
che l'uomo sia nessuno senza memoria.
Io credo di essere un collezionista di ricordi,
un seduttore di spettri.
La realtà e la finzione sono due facce
intercambiabili della vita e della letteratura.
Ogni sguardo dello scrittore diventa
visione, e viceversa:
ogni visione diventa uno sguardo.
In sostanza è la vita che si trasforma
in sogno e il sogno che si trasforma in vita,
così come avviene per la memoria.
La realtà è così sfuggente ed effimera...
Non esiste l'attimo in sé,
ma esiste l'attimo nel momento in cui è già passato.
Piuttosto che vagheggiare
un futuro vaporoso ed elusivo,
preferisco curvarmi sui fantasmi
di ieri
senza che però mi impediscano di vivere l'oggi nella sua pienezza

Gesualdo Bufalino

È faticoso muoversi nell'ombra e spiare senza essere visto o cercando di non essere scoperto, come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possano avere uguali conoscenze, a un amico si nasconde una cosa e a un altro un'altra diversa da quella che è nota al primo, si inventano per una donna storie complesse che poi bisogna ricordare per sempre nei dettagli come se si fossero vissute, con il rischio di farsi scoprire più tardi, e a un'altra donna più nuova si racconta la verità su tutte tranne su quelle cose innocue che ci provocano vergogna di noi stessi: che siamo capaci di passare ore guardando alla televisione partite di calcio o degradanti concorsi, che leggiamo fumetti mentre ormai siamo adulti o che ci getteremmo in terra per giocare a rimbalzino se solo avessimo con chi farlo, che andiamo matti per il gioco d'azzardo o ci piace un'attrice che ammettiamo essere odiosa e perfino offensiva, che abbiamo un carattere tremendo e fumiamo appena svegli e che fantastichiamo di una certa pratica sessuale che si considera aberrante e che non osiamo proporle. Non sempre si occulta per il proprio interesse o per paura o per aver commesso una vera mancanza, non sempre per difendersi, molte volte lo si fa per non dare un dispiacere o non guastare la festa e per non arrecare danno, altre volte per puro civismo, non è buona educazione né da persona civile farsi conoscere del tutto, figurarsi mostrare le manie e i vizi; a volte sono le origini ciò che si tace e si falsifica perché quasi tutti avremmo preferito un'ascendenza diversa in qualcuno dei nostri quattro quarti, la gente nasconde i genitori e i nonni e i fratelli, i mariti o le mogli e a volte perfino: figli più somiglianti o legati al coniuge, passa sotto silenzio alcune fasi della propria vita, rifugge dalla gioventù o dall'infanzia o dall'età matura, in ogni biografia c'è un episodio oltraggioso o desolato o sinistro, qualcosa o molto - o è tutto - che per gli altri è meglio che non esista, per se stessi è meglio dissimularlo.

Ci vergogniamo di troppe cose, del nostro aspetto e delle nostre convinzioni passate, della nostra ingenuità e della nostra ignoranza, della sottomissione o dell'orgoglio che abbiamo dimostrato una volta, della transigenza e della intransigenza, di tante cose proposte o dette senza convinzione, di esserci innamorati di chi ci siamo innamorati e di essere stati amici di chi lo siamo stati, le vite sono spesso tradimento e negazione continui di ciò che vi è stato prima, si sconvolge e si deforma tutto man mano che passa il tempo, e tuttavia continuiamo a essere coscienti, per quanto vogliamo ingannare noi stessi, che teniamo dei segreti e racchiudiamo in noi dei misteri, anche se la maggior parte di questi sono banali. Com'è faticoso muoversi sempre nell'ombra o è anche più difficile nella penombra mai uniforme né uguale a se stessa, con ogni persona sono alcune le zone illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni, e ci diciamo costantemente: «Non sono più quello che ero, ho voltato le spalle al mio vecchio io». Come se fossimo giunti a crederci altri rispetto a quelli che credevamo di essere perché il caso e l'irragionevole passare del tempo mutano la nostra circostanza esterna e il nostro apparire, come aveva detto il Solo quella mattina quando si era messo a esprimere le sue idee senza ordine. E aveva aggiunto: «O sono le scorciatoie e i contorti cammini del nostro sforzo quelli che ci modificano e finiamo per credere che sia il destino, finiamo per vedere tutta la nostra vita alla luce di ciò che è accaduto per ultimo o di ciò che è più recente, come se il passato fosse stato soltanto preparativi e lo stessimo capendo man mano che si allontana da noi, e lo capissimo del tutto alla fine». Ma è anche vero che man mano che il tempo passa e diventiamo vecchi è meno ciò che si nasconde e più ciò che recuperiamo di quanto è stato soppresso una volta, ed è soltanto a causa della fatica e della perdita di memoria o della vicinanza di quel confine, la clandestinità e il segreto e l'ombra esigono una memoria infallibile, ricordare chi sa una cosa e chi non la sa, in che cosa bisogna fingere davanti a ciascuno, chi è informato di ogni rovescio e di ogni passo avvelenato, di ogni errore e sforzo e scrupolo e la nera schiena del tempo.

Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me

È intollerabile che le persone che conosciamo si trasformino in ricordo.

Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me