Citazioni con argomento "Solitudine"

Esistono molte solitudini intersecate – dice – sopra e sotto
ed altre in mezzo;
diverse o simili, ineluttabili, imposte
o come scelte, come libere – intersecate sempre.
Ma nel profondo, in centro, esiste l’unica solitudine – dice;
una città sorda, quasi sferica, senza alcuna
insegna luminosa colorata, senza negozi, motociclette,
con una luce bianca, vuota, caliginosa, interrotta
da bagliori di segnali sconosciuti.
In questa città
da anni dimorano i poeti.
Camminano senza far rumore, con le mani conserte,
ricordano vagamente fatti dimenticati, parole, paesaggi,
questi consolatori del mondo, i sempre sconsolati, braccati
dai cani, dagli uomini, dalle tarme, dai topi, dalle stelle,
inseguiiti dalle loro stesse parole, dette o non dette.

Yiannis Ritsos, L'altra solitudine

Subito ritrovi la geografia della tua prigione. La mia stanza sfocia nel lavabo, dove mi inondo d'acqua gelata. Cosa cerchi di sfregarti via dal volto con tutta quell'energia e quel freddo?

Poi riparte il tran tran. A ciascuno il suo: caffè-sigaretta, tè-toast o cane-guinzaglio, il percorso di tutti noi è organizzato in modo che si abbia meno paura possibile.

In realtà passiamo il nostro tempo a lottare contro il terrore della vita. Per sfuggirgli, inventiamo definizioni: mi chiamo tizio, sgobbo per conto di caio, il mio lavoro consiste nel fare questo e quello.

Sotterranea, l'angoscia avanza col suo lavoro di trincea. La sua voce non si può completamente imbavagliare. Credi di chiamati tizio, che il tuo lavoro consista nel fare questo e quello ma al risveglio niente di tutto ciò esisteva. E può darsi che davvero non esista.

Amélie Nothomb, Diario di rondine

Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un'anima al cospetto di se stessa:
infinità finita.

Emily Dickinson, Solitudine

La Santarellina dice che è così. Che gli ricorda lei medesima, quando vedeva la morte accomodata ai piedi del suo letto all'ospedale e non le veniva da dirle niente, solo di stare lì a guardarla per vedere che avrebbe fatto; quei giorni la morte seduta nel letto le pareva tale e quale una cagna gialla che aveva tanti anni prima, quando teneva le bestie in montagna.

[...]

Eppure ce n'erano, ed erano quasi sempre maschi, che restavano appoggiati ai muri, seduti in fondo all'aia, a tenersi in mano un bicchiere per tutta la sera, a darsi l'aria di sapere cosa fare e non fare niente; e parlare di vacche a quelli che volevano parlare dell'amore, e mettersi a sentire la musica e intanto guardare dall'altra parte, verso il buio. Quelli, dice la Santarellina, se ne andavano in giro con la loro cagna attaccata al culo, e neanche la fisarmonica della Duse li faceva ricredere. E stavano con gli altri, e facevano ogni cosa come si doveva; ma intanto si stavano consumando, come se avessero avuto in corpo una vampata di quelle bombe al fosforo, che allignano dentro senza darlo a vedere, finché tutto quello che rimane non è che un tizzone nero.

Maurizio Maggiani, Meccanica celeste

X
Dalle infinite altezze mi è toccata
questa vita. Attraverso fitte nebbie,
fiumi anteriori della mia erma esistenza,
con insoliti riti di ombra e luce

occasionale, e vaghi gridi di lontano,
indizi passeggeri di rimpianto
sconosciuto, bagliori di divino,
ho acquistato quest'essere fosco e proscritto...

Cadde pioggia su passati che io fui.
Ci furono pianure di cieli bassi e neve
su grumi di anima che mi appartengono.

Mi raccontai nell'ombra senza trovarmi un senso.
Oggi mi so il deserto in cui Dio ebbe
un tempo la sua capitale di oblio...

Fernando Pessoa, Stazioni della Via Crucis