Citazioni con argomento "Coincidenza"

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via da una spalla all'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Wislawa Szymborska, Amore a prima vista

I passi fatti una notte, per caso e senza conseguenze porteranno a una situazione inevitabile alla fine del tempo o del futuro astratto, e davanti a tale situazione, a volte ci chiediamo con incredula illusione: "E se non fossi entrato in quel bar? E se non fossi andato a quella festa? E se quel martedì non avessi risposto al telefono? E se quel lunedì non avessi accettato il lavoro?" Ce lo domandiamo ingenuamente, credendo per un istante (ma solo per un istante) che in quel caso non avremmo conosciuto Luisa e non saremmo al limite di una situazione inevitabile e logica, e che proprio in quanto lo siamo non possiamo più sapere se lo vogliamo o se ci terrorizza, non possiamo sapere se davvero vogliamo ciò che ci sembrava di volere fino a oggi. Ma conosceremo sempre Luisa, è inutile farsi domande perché è tutto così, nascere dipende da un movimento casuale, una frase pronunciata da uno sconosciuto dall'altro capo del mondo, un gesto interpretato, una mano sulla spalla e un sussurro che poteva non essere sussurrato. Ogni passo compiuto e ogni parola pronunciata da qualsiasi persona in qualsiasi circostanza (nell'indecisione o nella convinzione, nella sincerità o nell'inganno) hanno ripercussioni inimmaginabili che colpiscono chi non ci conosce né lo pretende, chi non è nato o ignora che potrà temerci, e si trasformano letteralmente in tema di vita o di morte, tante vite e tante morti hanno un'origine enigmatica che nessuno avverte e nessuno ricorda, nella birra che abbiamo deciso di bere incerti di avere abbastanza tempo, nel buonumore che ci ha resi simpatici a chi ci hanno appena presentato, senza sapere che poco prima aveva urlato o fatto soffrire qualcuno, nella torta che volevamo fermarci a comprare mentre andavamo a pranzo dai nostri genitori e che alla fine non abbiamo comprato, nell'ansia di ascoltare una voce benché non c'importi quello che dice, e nell'audace telefonata che abbiamo fatto, nel nostro desiderio di restare a casa che non abbiamo esaudito. Uscire, e parlare, e fare, muoversi, guardare e sentire ed essere percepiti ci pone in un rischio costante, ma neppure rinchiudersi e tacere e stare tranquilli ci salva dalle conseguenze, dalle situazioni logiche e irrimediabili, da ciò che oggi è imminente e che quasi un anno fa era assolutamente inaspettato, o quattro, o dieci o cento anni fa, o anche solo ieri.

Javier Marías, Un cuore così bianco

È faticoso muoversi nell'ombra e spiare senza essere visto o cercando di non essere scoperto, come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possano avere uguali conoscenze, a un amico si nasconde una cosa e a un altro un'altra diversa da quella che è nota al primo, si inventano per una donna storie complesse che poi bisogna ricordare per sempre nei dettagli come se si fossero vissute, con il rischio di farsi scoprire più tardi, e a un'altra donna più nuova si racconta la verità su tutte tranne su quelle cose innocue che ci provocano vergogna di noi stessi: che siamo capaci di passare ore guardando alla televisione partite di calcio o degradanti concorsi, che leggiamo fumetti mentre ormai siamo adulti o che ci getteremmo in terra per giocare a rimbalzino se solo avessimo con chi farlo, che andiamo matti per il gioco d'azzardo o ci piace un'attrice che ammettiamo essere odiosa e perfino offensiva, che abbiamo un carattere tremendo e fumiamo appena svegli e che fantastichiamo di una certa pratica sessuale che si considera aberrante e che non osiamo proporle. Non sempre si occulta per il proprio interesse o per paura o per aver commesso una vera mancanza, non sempre per difendersi, molte volte lo si fa per non dare un dispiacere o non guastare la festa e per non arrecare danno, altre volte per puro civismo, non è buona educazione né da persona civile farsi conoscere del tutto, figurarsi mostrare le manie e i vizi; a volte sono le origini ciò che si tace e si falsifica perché quasi tutti avremmo preferito un'ascendenza diversa in qualcuno dei nostri quattro quarti, la gente nasconde i genitori e i nonni e i fratelli, i mariti o le mogli e a volte perfino: figli più somiglianti o legati al coniuge, passa sotto silenzio alcune fasi della propria vita, rifugge dalla gioventù o dall'infanzia o dall'età matura, in ogni biografia c'è un episodio oltraggioso o desolato o sinistro, qualcosa o molto - o è tutto - che per gli altri è meglio che non esista, per se stessi è meglio dissimularlo.

Ci vergogniamo di troppe cose, del nostro aspetto e delle nostre convinzioni passate, della nostra ingenuità e della nostra ignoranza, della sottomissione o dell'orgoglio che abbiamo dimostrato una volta, della transigenza e della intransigenza, di tante cose proposte o dette senza convinzione, di esserci innamorati di chi ci siamo innamorati e di essere stati amici di chi lo siamo stati, le vite sono spesso tradimento e negazione continui di ciò che vi è stato prima, si sconvolge e si deforma tutto man mano che passa il tempo, e tuttavia continuiamo a essere coscienti, per quanto vogliamo ingannare noi stessi, che teniamo dei segreti e racchiudiamo in noi dei misteri, anche se la maggior parte di questi sono banali. Com'è faticoso muoversi sempre nell'ombra o è anche più difficile nella penombra mai uniforme né uguale a se stessa, con ogni persona sono alcune le zone illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni, e ci diciamo costantemente: «Non sono più quello che ero, ho voltato le spalle al mio vecchio io». Come se fossimo giunti a crederci altri rispetto a quelli che credevamo di essere perché il caso e l'irragionevole passare del tempo mutano la nostra circostanza esterna e il nostro apparire, come aveva detto il Solo quella mattina quando si era messo a esprimere le sue idee senza ordine. E aveva aggiunto: «O sono le scorciatoie e i contorti cammini del nostro sforzo quelli che ci modificano e finiamo per credere che sia il destino, finiamo per vedere tutta la nostra vita alla luce di ciò che è accaduto per ultimo o di ciò che è più recente, come se il passato fosse stato soltanto preparativi e lo stessimo capendo man mano che si allontana da noi, e lo capissimo del tutto alla fine». Ma è anche vero che man mano che il tempo passa e diventiamo vecchi è meno ciò che si nasconde e più ciò che recuperiamo di quanto è stato soppresso una volta, ed è soltanto a causa della fatica e della perdita di memoria o della vicinanza di quel confine, la clandestinità e il segreto e l'ombra esigono una memoria infallibile, ricordare chi sa una cosa e chi non la sa, in che cosa bisogna fingere davanti a ciascuno, chi è informato di ogni rovescio e di ogni passo avvelenato, di ogni errore e sforzo e scrupolo e la nera schiena del tempo.

Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me

Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare.

Anatole France

C’erano nell’ordine una città, un ponte bianco e una sera piovosa. Da un lato del ponte avanzava un uomo con ombrello e cappotto. Dall’altro una donna con cappotto e ombrello. Esattamente al centro del ponte, là dove due leoni di pietra si guardavano in faccia da centocinquant’anni, l’uomo e la donna si fermarono, guardandosi a loro volta. Poi l’uomo parlò:
- Gentile signorina, pur non conoscendola, mi permetto di rivolgerle la parola per segnalarle una strana coincidenza, e cioè che questo mese, se non sbaglio, è la quindicesima volta che ci incontriamo esattamente in questo punto.

- Non sbaglia, cortese signore. Oggi è la quindicesima volta.
- Mi consenta inoltre di farle presente che ogni volta abbiamo sottobraccio un libro dello stesso autore.
- Sì, me ne sono resa conto: è il mio autore preferito, e anche il suo, presumo.
- Proprio così. Inoltre, se mi permette, ogni volta che lei mi incontra, arrossisce violentemente, e per qualche strana coincidenza, la stessa cosa succede anche a me.
- Avevo notato anch’io questa bizzarria. Potrei aggiungere che lei accenna un lieve sorriso e sorprendentemente, anch’io faccio lo stesso.
- È davvero incredibile: in più, ogni volta ho l’impressione che il mio cuore batta più in fretta.
- È davvero singolare, signore, è così anche per me, e inoltre mi tremano le mani.
- È una serie di coincidenze davvero fuori dal comune. Aggiungerò che, dopo averla incontrata, io provo per alcune ore una sensazione strana e piacevole…
- Forse la sensazione di non aver peso, di camminare su una nuvola e di vedere le cose di un colore più vivido?
- Lei ha esattamente descritto il mio stato d’animo. E in questo stato d’animo, io mi metto a fantasticare…
- Un’altra coincidenza! Anch’io sogno che lei è a un passo da me, proprio in questo punto del ponte, e prende le mie mani tra le sue…

- Esattamente. In quel preciso momento dal fiume si sente suonare la sirena di quel battello che chiamano «il battello dell’amore».
- La sua fantasia è incredibilmente uguale alla mia! Nella mia, dopo quel suono un po’ melanconico, non so perché, io poso la testa sulla sua spalla.
- E io le accarezzo i capelli. Nel fare questo, mi cade l’ombrello. Mi chino a raccoglierlo, lei pure e…
- E trovandoci improvvisamente viso contro viso ci scambiamo un lungo bacio appassionato, e intanto passa un uomo in bicicletta e dice…
- … Beati voi, beati voi…
Tacquero. Gli occhi del signore brillavano, lo stesso fecero quelli della signorina. In lontananza, si udiva la melanconica sirena di un battello che si avvicinava.
Poi lui disse:
- Io credo, signorina, che una serie così impressionante di coincidenze non sia casuale.
- Non lo credo neanch’io, signore.
- Voglio dire, qua non si tratta di un particolare, ma di una lunghissima sequenza di particolari. La ragione può essere una sola.

- Certo, non possono essercene altre.
- La ragione è - disse l’uomo sospirando, - che ci sono nella vita sequenze bizzarre, misteriose consonanze, segni rivelatori di cui sfioriamo il significato, ma di cui purtroppo non possediamo la chiave.
- Proprio così - sospirò la signorina, - bisognerebbe essere medium, o indovini, o forse cultori di qualche disciplina esoterica per riuscire a spiegare gli strani avvenimenti del destino che quotidianamente echeggiano nella nostra vita.
- In tutti i casi ciò che è accaduto è davvero singolare.
- Una serie di impressionanti coincidenze, impossibile negarlo.
- Forse un giorno ci sarà una scienza in grado di decifrare tutto questo. Intanto le chiedo scusa del disturbo.
- Nessun disturbo, anzi, è stato un piacere.
- La saluto, gentile signorina.
- La saluto, cortese signore.

E se ne andarono di buon passo, ognuno per la sua strada.

Stefano Benni, Coincidenze