Roberto Vecchioni

Molte notizie provengono dal cuore, l’accumulo è esorbitante, ma l’età non c’entra.

C’è, esterrefatto, uno speciale amore per la vita, come un big bang, un sentimento nascente, allo stato natura, quasi cinico nel senso esatto che intendeva Diogene.

C’è un crescente rifiuto per il plateale, il “pubblico”, l’immagine di me proiettata fuori a “sons et lumieres”, sinceramente sempre più insopportabili.

C’è un rifiuto fino al vomito per gli “universali” conclamati, per le leggi uguali per tutti, per l’idea somma che coincida con la somma delle idee che invece è sempre una differenza.

C’è un “arimortis”: una cosa è la democrazia un’altra la demolatria. Non è vero che possono parlare tutti: che gli stupidi tacciano, che gli stereotipi siano banditi, che non si riassuma più in termini di sopravvivenza personale il mistero sociale, l’irrompere di nuove culture. Che si metta un tassametro alle parole e alle paure. Le piccole solitudini che difendono i piccoli guadagni accumulati dai latrocini impuniti di padri bottegai mi fan vomitare. Io sono per le grandi solitudini. In una grande solitudine si parla con il mondo intero.

C’è un avvertimento di impotenza. Comunque mi muova, comunque mi agiti non è più quel tempo, o l’inizio di un tempo: siamo a metà o a tre quarti, o capovolti o fermi a ruote che slittano nel fango.

C’è che le idee sono più grandi degli uomini: che gli uomini, tutti gli uomini muovono le loro azioni per sè, per il loro piccolo clan, club, entourage, mafia, mafietta. Nessuno più, né da destra, né da sinistra (o forse nessuno mai?) cerca l’uomo ideale, la società ideale, di là del proprio interesse personale.

C’è il quadrato di difesa eretto a baluardo, perché gli indiani (o i messicani, o i barbari, o comunque gli altri) sono tanti e imbattibili. Nel quadrato si scrive poesia, si legge poesia, tutta la poesia possibile che sia d’immagini, suoni, parole o simboli.

C’è anche paura di aver cercato troppa poesia e di aver illuso qualcuno.

C’è paura di essere colpevole di utopia e sogni, essudati, insegnati ai figli, ai ragazzi, agli uomini come lezione di vita, quando la vita è poi ben altra cosa: paura di aver creato piedistalli fragili, nervi indifesi, menti e cuori impreparati al vero.

C’è silenzio, a volte come una magia positiva, come se il silenzio riassumesse tutti i suoni possibili al pari del bianco per i colori; a volte come oppressione insostenibile da lacerare subito con un urlo espressionista: chi lo sente, in casa mia c’è ormai abituato, ma se capita l’impellenza al bar o sul metrò, devo uscir subito, scappare.

C’è amore. Amo a distesa, amo a perdita d’occhio: ho invertito i poli, capito la sofferenza come guadagno, una sorta di interesse su un capitale infinito. Amo i miei, amo chi non può spiegarsi, amo chi naviga in vera coerenza, amo chi ride, chi ha riverenza del bello del comico, del tragico, chi non si erge, chi non fa chiasso, chi agisce per istinto, chi ama di là dei soldi, della presunzione, della sciatteria dei “media”, della paura di dio.

Molte notizie provengono dal cuore, altre verranno. Io ascolto, ascolto continuamente, e so che Omero è nuovo ogni mattina e niente è così vecchio come il giornale, ogni mattina.

Roberto Vecchioni, intervento in SuperGuida

E ti diranno parole
rosse come il sangue,
nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo,
che la ragione sta sempre col più forte;
io conosco poeti
che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti
che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo,
e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo,
non lasciargliela vinta neanche un momento;
scopri l'amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello;
a volte passa qualcuno,
a volte c'è qualcuno che deve vederlo.

Sogna, ragazzo sogna
quando sale il vento
nelle vie del cuore,
quando un uomo vive
per le sue parole
o non vive più;
sogna, ragazzo sogna,
non cambiare un verso
della tua canzone,
non fermarti tu...

Lasciali dire che al mondo
quelli come te perderanno sempre;
perchè hai già vinto, lo giuro,
e non ti possono fare più niente;
passa ogni tanto la mano
su un viso di donna, passaci le dita;
nessun regno è più grande
di questa piccola cosa che è la vita

E la vita è così forte
che attraversa i muri senza farsi vedere
la vita è così vera
che sembra impossibile doverla lasciare;
la vita è così grande
che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire

Sogna, ragazzo sogna,
quando lei si volta,
quando lei non torna,
quando il solo passo
che fermava il cuore
non lo senti più ;
sogna, ragazzo, sogna,
passeranno i giorni,
passerrà l'amore,
passeran le notti,
finirà il dolore,
sarai sempre tu ...

Sogna, ragazzo sogna,
piccolo ragazzo
nella mia memoria,
tante volte tanti
dentro questa storia:
non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio
sulla scrivania,
manca solo un verso
a quella poesia,
puoi finirla tu.

Roberto Vecchioni, Sogna ragazzo sogna