Efraim Medina Reyes

Amo per non possedere,
per lasciare andare,
per riempire di me una donna
e darle la mia voglia indomita di vivere.
Amo affinché tu sia tua,
affinché non abbia padrone.
Amo per sminuire quelli che conoscerai dopo di me.
Amo perché sono superiore al mio amore,
perché in lontananza tu sappia
che io sono qualcosa che possiedi e non che ti manca.
Tutto questo per dirti che mi manchi
e che non trovo l’antidoto.
Tutto questo per dirti che il fatto che mi manchi
non mi ferisce né mi cura.
Tutto questo per dirti che il tuo ricordo
è il male più forte che mi faccio io stesso.
Ma questo male è l’unico modo
in cui posso ancora amarmi e respirarti.

Efraim Medina Reyes, Amo affinché tu sia tua

Sono qui perché ti pretendo. Ho lasciato nell'adolescenza gli elaborati piani, le complesse strategie e la retorica. Mi rimane solo il lato selvaggio delle mie prigioni, la sfrenatezza delle mie notti solitarie e un'acuta tristezza che diviene tenerezza al contatto della tua pelle, della tua voce, della tua insipida vita con i suoi elementi di felicità, frustrazione o miseria imbottigliata in argomenti e imposture. Non m'importa chi sei, sono qui per inventarti. Sei fatta di avanzi di sogni e promesse. Nessuno dei tuoi amanti conosce la rotta dei tuoi più profondi deliri. Tutti loro sono rimasti in superficie, nella transitorietà di bava e lamenti. Pensa a questo, pensa all'istante in cui metterò ognuna delle tue ossa nel posto giusto senza toccarti. La mia parola affonda nella tua carne e la mia carne cercherà la tua anima. La luce entra attraverso una finestra e accarezza il tuo viso. In quella luce io viaggio, mi trattengo in ogni linea. Ignorare il minimo dettaglio sarebbe un crimine. Amo ogni cosa di quello che sei e la totalità sconosciuta. Amo quello che più odi, quello che ti tormenta. La mia idea dell'amore non è un codice e non è un'idea, è la sensazione di penetrare più affondo nel tuo sangue e nella stessa morte. Di darti lucidità e comunicare con te, oltre te. La mia idea dell'amore non è immobile, non rimango in te come una zavorra che languisce e ti riduce. Non ho un'idea dell'amore, lascio che le mie sensazioni si liberino. Non m'importa se ami o se ti amano, non sono uno schema dentro due abissi. Sarò il demonio delle tue notti, l'amante di fuoco. Là fuori gli omuncoli sono piccoli e profumati, sono leggiadri ed energici, sono freddi e imprenditoriali, sono dosati e scarsi. Ma tutti loro, e tu devi sapere molto di questo, sono solo omuncoli cresciuti sotto un modello di condotta. Omuncoli che non possono andare oltre il possesso e il controllo. Oltre le loro leggere scopate, il loro sesso programmato, la loro inefficacia. Nessuno di loro conosce il segreto, nessuno può decifrarti quando ti abbandoni al silenzio. Non c'è assoluto in loro, solo un po' d'informazione. Non ci sono intelligenza né sensibilità, solo marche di vestiti e obiettivi. Essi vanno alla deriva per il tuo corpo, succhiano le tue tette, eiaculano. Ignorano che il sesso è appena l'inizio, che dentro te un sortilegio spera, un dolore, un'incurabile malinconia. Non sei una donna per me, sei la droga che spezza tutti i miei vizi. Quando le mie mani sfioreranno il tuo viso nell'oscurità, saprai che mi appartieni e che è più dolce e indimenticabile un istante vissuto affondo che mille vite.

Efraim Medina Reyes, C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo