Hermann Hesse

«[...] la separazione di fuori e dentro è abituale al nostro pensiero, ma non gli è indispensabile. Il nostro spirito ha la possibilità di superare il limite che gli abbiamo imposto, verso l'aldilà. Al di là delle antinomie di cui è composto il nostro mondo, hanno inizio conoscenze nuove, diverse. - Ebbene, caro amico, devo confessarti una cosa: da quando il mio pensiero è mutato, per me non esistono più parole e massime univoche; ogni parola possiede decine, centinaia di significati. Qui ha inizio ciò che temi: la magia.» [...]

«Posso aiutarti?» chiese Erwin.
«Non so. Fa' come vuoi. Raccontami di più della tua magia! Dimmi come fare perché l'idolo possa di nuovo uscire da me.»
Erwin pose una mano sulla spalla dell'amico. Lo condusse alla poltrona e ve lo fece sedere.
Poi parlò con cordialità, sorridendo, con voce quasi materna:
«L'idolo uscirà di nuovo da te. Abbi fiducia in te stesso. Hai imparato a credere in lui. Adesso impara ad amarlo! Esso è dentro di te ma è ancora morto, è ancora un fantasma per te. Sveglialo, parlagli, ponigli quesiti! Esso è te stesso! Non lo odiare più, non temere, non lo tormentare - quanto hai tormentato quel povero idolo che pure eri tu! Quanto hai tormentato te stesso!»
«È questa la via verso la magia?» chiese Friedrich. Era sprofondato nella poltrona, come invecchiato, e la sua voce era dolce.
Erwin disse: «Questa è la via, e forse hai già compiuto il passo più difficile. Hai sperimentato che il fuori può divenire il dentro. Sei stato al di là delle antinomie. Ti è parso un inferno: impara, amico, che è un paradiso! Perché è il paradiso che hai davanti. Vedi, questa è magia: scambiare fuori e dentro, non per costrizione, non soffrendo come hai fatto tu, ma liberamente, volontariamente. Chiama il passato, chiama il futuro: ambedue sono in te! Oggi sei stato schiavo del tuo intimo. Impara a esserne padrone. Questa è magia.»

Hermann Hesse, Dentro e fuori

L'amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo.
L'amore deve avere la forza di attingere la certezza in se stesso.
Allora non sarà trascinato, ma trascinerà.

Hermann Hesse

La fede che intendo io non si può facilmente tradurre in parole. Si potrebbe all'incirca definirla così: credo che nonostante la palese assurdità, la vita abbia nondimeno un senso; io mi rassegno a non poter comprendere questo senso supremo con l'intelletto, ma sono pronto a servirlo, dovessi anche per questo sacrificare me stesso. Percepisco dentro di me la voce di questo senso nei momenti in cui sono realmente vivo e perfettamente sveglio.

Ciò che la vita da me richiede in quei momenti voglio cercare di realizzarlo, anche se è cosa che va contro le mode e le leggi consuete. Questa fede non si può impartire per comando, né alcuno vi può costringere se stesso: è dato solo viverla. Come il cristiano non può guadagnarsi la "Grazia", né carpirla con la forza o con l'astuzia, ma solo viverla credendo. Chi non vi riesce, cerca allora la sua fede nella Chiesa, o nella scienza, o fra i patrioti e i socialisti, o altrove, dove ci sono già pronti programmi, morali e ricette.

Io non posso giudicare, neppure guardandolo con i miei occhi, se un uomo sia capace e idoneo a percorrere il difficile, affascinante cammino che porta a una vita e a un senso personali. L'appello è rivolto a migliaia, molti arrivano a un certo punto del percorso, pochi procedono oltre il confine della giovinezza, e forse proprio nessuno lo percorre fino in fondo.

Hermann Hesse, Considerazione 18 (1930) tratta da Il mio credo

Non ci è dato di essere. Noi siamo
soltanto un fiume, aderiamo ad ogni forma:
al giorno e alla notte, al duomo e alla caverna,
passiamo oltre, l'ansia di essere ci incalza.

Forma su forma riempiamo senza tregua,
nessuna ci diviene patria, gioia o pena,
sempre siamo in cammino, ospiti sempre,
non c'è campo né aratro per noi, né pane cresce.

E non sappiamo cosa Dio ci serbi,
gioca con noi, argilla nella mano,
muta e cedevole che non piange o ride,
mille volte impastata e mai bruciata.

Potessimo, una volta, farci pietra, durare!
Questa è la nostra eterna nostalgia,
ma un brivido perdura a raggelarci
e non c'è pace sulla nostra via.

Hermann Hesse

Se tracci col gesso una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi. Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perché non è pericoloso.

Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l'aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi del mondo. Ciò che conta è tutto dentro di noi; da fuori nessuno ci può aiutare.

Non essere in guerra con se stessi, vivere d'amore e d'accordo con se stessi: allora tutto diventa possibile. Non solo camminare su una fune, ma anche volare.

Hermann Hesse