Antoine de Saint-Exupéry

- Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto.
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
- Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente, - disse. - Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo.
E le rose erano a disagio.
- Voi siete belle, ma siete vuote, - disse ancora. - Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa..
E ritornò dalla volpe.
- Addio, - disse alla volpe.
- Addio. Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.
- L'essenziale è invisibile agli occhi. - ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
- È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.
- È il tempo che ho perduto per la mia rosa... - sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
- Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa...
- Io sono responsabile della mia rosa... - ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe