Ramón Sampedro

Ritornare all'oscurità o al nulla
per curiosa intuizione del raziocinio:
l'istantanea connessione di uno sguardo
con l'esplosione vitale di un suicidio.

Come un atomo che cambia di posto
per il freddo polare di un neurone
che ha cancellato la strada del ritorno
al tortuoso caos che ne devasta l'anima.

Il desiderio istintivo di perdersi
in una domanda suprema,
l'impulso creativo di sapere
cosa c'è dall'altra parte del sipario.

Tornare al paradiso perduto,
liberandosi del peso che imprigiona
il sogno vagabondo che la vita
ha reso unico dio della persona.

Tornare all'incertezza inquietante
per la via del proiettile ben mirato
con il tenero sedativo che m'illumini
come una lanterna, il cammino ignoto.

Eliminare la sofferenza del vivere
come un mago che ricrea l'universo,
che rimedi con una magica pozione
al disordine infernale di uno scontento.

Ritornando all'oscurità o al nulla
per curiosa intuizione del raziocinio
è degno di un dio, dare l'ordine a un'alba
di rappezzare i brandelli del destino.

Ramón Sampedro, Mare dentro

Sempre presente come un tormento,
come un incantesimo, una parola pronunciata
come l'insetto che vola impazzito
seguendo un'idea in un'ossessione infinita.

Una parola, forse sfuggita, senza importanza,
un paragone insensato -può essere-
non mi interessa se premeditata, con perfidia;
falsa o vera, mi fa sussultare.

Dal luogo profanato un sensibile lamento
dove la mia fiamma stava per tornarsi ad accendere
per la magia di una parola dolce, di un nome rimpianto,
ma ci sono fiamme che è meglio non lasciar rinascere.

Vivere non è che un'eterna rinuncia
e ci sono rinunce impossibili da spiegare;
per esempio, a mani amiche che regalano tenerezza,
come dire: "non la voglio, mi fa sanguinare"?

Sempre rinunciamo da quando siamo nati
a ciò che vogliamo tralasciare,
ai godimenti più grandi: amore, vita, libertà.
Eppure, a essi ci fanno sempre rinunciare.

Sempre presente come un tormento,
qualcosa che non riesco mai a spiegare.

Ramón Sampedro, Mare dentro