Melania G. Mazzucco

La vita è adesso. Non nel futuro, che potrebbe non venire, non nel passato, che s'è dissolto - siamo noi, qui, ora, come ci siamo ritrovati, con quello che sentiamo oggi diciotto aprile millenovecentododici - perché potremmo non sentirlo più, potremmo cambiare, o essere cambiati, e disperderci in direzioni diverse come gocce di pioggia contro il vetro di una finestra. I sentimenti si sfilacciano, e le promesse non si mantengono. Questo presente passerà, né mai sarà possibile richiamarlo. Perché aspettare? Non abbiamo aspettato abbastanza? Che importanza ha un anello d'oro, la benedizione della legge, l'approvazione della chiesa? La realtà di una casa, uno stipendio e la stessa chiave nelle loro tasche? Tutto questo non la sposerà con Diamante. Lo farà il piacere che accende il viso di lui alla vista del suo, voler cercare, fra milioni di sguardi, i suoi occhi - e allora da oggi sarà la sua sposa.

Melania G. Mazzucco, Vita

Se gli avessero chiesto cos'è la libertà, che aveva tanto cercato, adesso avrebbe saputo cosa rispondere: non provare vergogna di se stessi. È questa l'unica vera e autentica libertà. Tutto il resto rende schiavi.

Melania G. Mazzucco, Vita

Parlò anche dei gabbiani che risalgono la corrente del Tevere e la sera si addensano sui tetti di Roma, portando coi loro richiami il ricordo del mare. Sembrano sempre fuori posto, o al posto sbagliato, come tanto spesso si è sentito lui.

Perché non sono mai potuto ritornare a casa, Vita - avrebbe voluto aggiungere. Non avevo più un mondo cui tornare - non un paesaggio né un luogo. Nemmeno il ricordo di essi. Solo i loro nomi. Non esisteva più un gruppo di persone che potevano definirsi la mia gente. Non avevo più nulla in comune con i miei parenti. La loro ingenuità mi stupiva. La loro avidità mi irritava, perché mi ricordava che avevo smarrito la mia. La loro ignoranza mi offendeva. I loro progetti non erano i miei. Non conoscevo più i miei genitori. Li amavo più di prima, e sarei saltato nel fuoco per loro, ma nel mio amore ormai c'era solo compassione, e pietà. Chi ero? Un estraneo. Uno straniero. Ho continuato ad andarmene — e non ho fatto altro che partire di nuovo. Era come se la nave sulla quale mi sono imbarcato non fosse mai arrivata in porto, come se avesse continuato a vagare sull'oceano, sospesa tra due rive, senza meta e senza ritorno.

Ho provato a fare parte di qualcosa, ci ho provato con la Guardia di Finanza, con la Marina, con la guerra - non mi hanno voluto. La mia malattia mi ha tenuto lontano. Ci ho provato con la politica - ma non è servito, ho scoperto soltanto quanta gente è disposta a fischiettare per dire chi sei a quelli che ti aspettano per ammazzarti... Eppure, ciò che volevo, l'avevo ottenuto. L'America ha fatto di me una persona rispettabile, un borghese. Mi hanno assunto in un ufficio. Mi hanno accettato, Vita. Ma io ero sempre altrove. Finché non ero più da nessuna parte e se non sono riusciti a uccidermi è stato semplicemente perché ero già morto. Morto come i morti che si spintonano sul tram, che sgomitano negli uffici, nei viali, nei cinema, nelle chiese. Che si scambiano parole consunte - che non sanno e non vogliono sapere. Che si illudono di sopravvivere ai loro corpi morti, alle loro morte anime, ai loro morti pensieri. Sono stato assassinato dalla miseria, dalla mediocrità, dalla prepotenza, dalla tirannia della necessità e del bisogno. Eppure mai una volta - mai - ho desiderato tornare indietro.

Melania G. Mazzucco, Vita

[...] Vita si sorprese a pensare che le cose non sono piatte e dipinte, ma hanno tante dimensioni come la Signora sull'isola: giri attorno, giri e come ti muovi anche la statua cambia, ti mostra la schiena o la fiaccola, la corona o il culo incrostato di salsedine. Oggi la Statua della Libertà le mostrava la parte più nobile - la fiaccola - perché la verità non si trova da nessuna parte se non nel tuo stesso movimento: le cose non sono né bene né male, sono quello che sono, ciò che accade. Aveva pianto lasciando Tufo e salendo sul treno con Diamante e il padre di lui, perché non voleva partire né attraversare il mare, voleva restare dov'era sempre stata, e vedere mille volte ancora dalla finestra di casa sua il sole che tramontava nel Tirreno, sentir cantare il canarino nella gabbia appena l'alba schiariva il vico, raccogliere i limoni nella campagna di suo nonno, e invece forse niente di tutto questo avrebbe visto più: ma chissà che non era stato invece un bene. È inutile piangere una disgrazia. Chi ti dice che non sia una fortuna? È inutile rallegrarsi per una gioia: chi ti dice che non sia una disgrazia? Il destino è ciò che non ti è ancora accaduto.

Melania G. Mazzucco, Vita

[...] la fortuna è di vetro e mentre splende s'infrange [...]

Melania G. Mazzucco, Vita