Paola Cortellesi

PARCO NAZIONALE d'Abruzzo. Gita con gli amici. Non una banale scampagnata, ma una spedizione seria con un preciso scopo: raggiungere i 2000 metri, fino a radure incantate, dove i cervi scorrazzano in libertà, le aquile planano maestose nel ciclo e il mitico orso marsicano passeggia indisturbato. Che emozione! Quegli sprovveduti dei miei amici indossano comunissime scarpe da ginnastica. Adorabili fessacchiotti. lo invece sono equipaggiatissima: pantaloni mimetici, zaino e scarponi da trekking. Proprio come la nostra guida Ermanno, l'Indiana Jones degli Abruzzi: 60 anni, cresciuto tra queste montagne. Egli è il nostro faro.

IMBOCCHIAMO la cosiddetta "Valle dell'Inferno" (comprenderò solo più tardi il perché di questo nome). Tengo il passo dei nostro taciturno capocomitiva, e intanto scruto il bosco, attenta al più flebile fruscio, con la speranza di essere la prima ad avvistare qualsivoglia creatura selvatica. Poi odo un muggito. Rompo il silenzio e chiedo a Ermanno cosa ci facciano delle mucche così in alto. "Non sono mucche, sono bramiti di cervi in amore". Torno a tacere a fianco dell'esperto.

LA SALITA è impervia, sudo, l'aria è gelida, così mi fermo un istante per estrarre il foulard dallo zaino. "Un cinghiale, un cinghiale!" "Dove?" mollo zaino e foulard, aguzzo la vista ma è troppo tardi. Lo hanno visto tutti tranne me, accidenti al foulard! Non devo distrarmi mai più! Saliamo ancora. Nel silenzio si percepisce solo il mio respiro affannato. Provo ad espirare piano per non dare nell'orecchio, facendo attenzione al terreno sempre più accidentato. Nell’evitare storte alle caviglie, strizzate nello scarpone tecnico, perdo il passaggio repentino di qualcosa.. "Un capriolo! Un capriolo!" "Dovee!?" Maledizione.

MI DOMANDO come facciano a guardare avanti senza controllare dove mettere i piedi. Ho il fiato corto, perdo terreno. Retrocedo al penultimo posto, davanti ad Antonio (che infatti ho sempre considerato il più simpatico). La bile mi tiene compagnia.

RAGGIUNGIAMO il gruppo di testa (cioè tutti tranne me e Antonio). Osservano la carcassa di un cervo sbranato dai lupi.
È UNA visione cruda e affascinante allo stesso tempo in quanto espressione della natura selvaggia. Vorrei rendere tutti partecipi di questo mio pensiero carico di significati ma non faccio in tempo ad aprire bocca che gli altri sono già ripartiti. Così lo esterno ad Antonio, il quale per tutta risposta mi ride in faccia, in preda ad una crisi d'euforia dovuta all'alta quota.

PROVO tanta solitudine. Chiamo a raccolta tutte le mie forze e affronto gli ultimi metri. I miei amici supereroi sono già in cima. Li sento gridare: "Un lupo!Un lupo!" Sollevo a fatica la testa, il sudore mi annebbia la vista. Antonio continua a sganasciarsi ormai schiavo dell'iperossigenazione. Giungo alla meta sulle rotule. Antonio mi segue ghignando, stremato dalle risa.

GLI INCREDIBILI, rifocillatisi, sono già armati di binocolo.
IL SOLE mi scalda. Svengo, mi pare. Nel dormiveglia credo di aver udito i miei amici avvistare: due cervi maschi in combattimento, un'aquila reale, un camoscio, mamma orsa con i suoi cuccioli, Hansel, Gretel e Heidi con un secchio di latte appena munto.
IL RITORNO è leggenda.

Paola Cortellesi, Indiana Jones e la valle dell'Inferno in I viaggi di Repubblica, n. 384 del 08.09.05

Nostro Signore ha detto che gli ultimi saranno i primi... Non ha detto di preciso quando...

Paola Cortellesi, Gli ultimi saranno ultimi