Whatever happened to the funky race?
A generation lost in pace
- Wasn't life supposed to be more than this?
In this kiss I'll change your bore for my bliss
But let go of my hand
and it will slip out in the sand
if you don't give me the chance
to break down the walls of attitude
I ask nothing of you
not even your gratitude
And if you think I'm corny
then it will not make me sorry
it's your right to laugh at me
and in turn, that's my opportunity
to feel brave
Because ridicule is no shame
it's just a way to eclipse hate
it's just a way to put my back straight
it's just a way to remain sane
Every morning I would see her
getting off the bus
the picture never drops
it's like a multicoloured snapshot
stuck in my brain
it kept me sane for a couple of years
as it drenched my fears
of becoming like the others
who become unhappy mothers
and fathers of unhappy kids
And why is that?
'Cause they've forgotten how to play
maybe they're afraid to feel ashamed
to seem strange
to seem insane
to gain weight
to seem gay
- I tell you this:
That it takes a fool to remain sane
it takes a fool to remain sane
it takes a fool to remain sane
in this world all covered up in shame
(- Oh, take it to the stage!)
So, take it to the stage
in a multicourored jacket
take it jackpot, crackpot
strutting like a peacock
nailvarnish Arkansas
shimmy-shammy featherboah
crackpot haircut
dye your hair in glowing red and blue
- Do, Do, Do! What you wanna do
Don't think twice, do what you have to do
Do, Do, Do, let your heart decide
what you have to do
that's all there is to find
'Cause it takes a fool to remain sane
It takes a fool to remain sane
In this world all covered up in shame
It takes a fool to remain sane
It takes a fool to remain sane
It takes a fool to remain sane
In this world all covered up in shame
The Ark , It takes a fool to remain sane
Julia non nutriva il benché minimo interesse per le sottigliezze della dottrina del Partito. Tutte le volte che lui cominciava a parlare dei principi del Socing, del bipensiero, del carattere mutevole del passato e della negazione di ogni realtà oggettiva, oppure usava parole in neolingua, lei si annoiava, si sentiva confusa, e diceva che non aveva mai prestato attenzione a roba del genere. Era noto che si trattava di stupidaggini. E allora, perché tormentarsi? Sapeva quando doveva applaudire e quando doveva fischiare, d'altro non c'era bisogno.
Se Winston insisteva a parlare di simili argomenti, Julia aveva una reazione sconcertante: si addormentava. Apparteneva a quel genere di persone che riescono a dormire a qualsiasi ora e in qualsiasi posizione. Quando parlava con lei, Winston capiva quanto fosse facile mostrarsi perfettamente ortodossi pur senza avere la più pallida idea di che cosa fosse l'ortodossia. In un certo senso, era proprio alle persone incapaci di comprenderla che il Partito riusciva a imporre con maggiore facilità la propria visione del mondo.
Era possibile che accettassero le più flagranti violazioni del principio di realtà perché non avevano coscienza alcuna dell'enormità di quanto veniva loro richiesto. D'altra parte, non nutrivano per gli eventi pubblici neanche quell'interesse minimo per capire che cosa stava succedendo. L'incapacità di comprendere salvaguardava la loro integrità mentale. Ingoiavano tutto senza batter ciglio, e ciò che ingoiavano non le faceva soffrire perché non lasciava traccia alcuna, allo stesso modo in cui un chicco di grano passa indigerito attraverso il corpo di un uccello.
George Orwell , Tratto da George Orwell, 1984 (Parte seconda, cap. V)
A Sarajevo la chiamano the snipers' road, la strada dei cecchini. La si vede percorrere per raggiungere l'ospedale, lo stesso dove vengono portate, il più delle volte inutilmente, le loro vittime.
L'ultimo arrivato è un bambino biondo, cebtrato in piena fronte da una pallottola. Il sangue non cola più, impregna i capelli, ormai coagulato e quasi congelato per il gran freddo. Stava giocando sulla neve, a meno di un chilometro dall'ospedale, risaliva un piccolo dosso trascinandosi dietro una tavola di legno e poi giù, strillando di allegria su quella slitta improvvisata.
Un colpo, e il bambino è morto.
In guerra si uccide, perché la guerra la si fa contro qualcuno. Contro il nemico, per quel che rappresenta o per quel che possiede, si usano cannoni e si bombarda.
Ma quella del cecchino è una guerra strana. Il suo lavoro non produce centinaia di vittime, la sua arma è semplice, un fucile di precisione: un colpo, un morto.
C'è qualcosa, nella guerra del cecchino, che fa più orrore delle bombe.
Attraverso il binocolo del fucile, il bambino biondo lo si può vedere grande grande, come se fosse lì accanto. Lo si può veder giocare, fare smorfie nel rotolarsi sulla neve fresca.
È lui il nemico, anche se la sola arma è quel pezzo di legno che usa come slitta. Il binocolo non inquadra eserciti minacciosi che avanzano, solo la faccia di un bambino come fosse in fototessera. Non lo sa, il nemico, di essere osservato, non sa che la sua fronte lentamente si muove fino a coprire il centro della croce del binocolo del cecchino.
E forse sorride, mentre viene premuto il grilletto.
In inglese, the snipe è la beccaccia. E il verbo to snipe significa "sparare da una posizione nascosta", proprio come si fa con le beccacce. Ma come si fa a uccidere, se la beccaccia ti sta sorridendo?
Un cecchino di Sarajevo si lascia intervistare in una stanza quasi buia. Mi sembra incredibile: è una donna. Una donna che spara a un bambino di sei anni? Perché?
"Tra vent'anni ne avrebbe avuti ventisei", è la risposta che l'interprete traduce.
Il freddo diventa più intenso, fa freddo dentro. L'intervista finisce lì, non c'è altra domanda possibile.
Gino Strada , Pappagalli verdi
È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.
Albert Einstein
Sì, sto bene, signori: perché io so che qui faccio il matto e vivo la mia pazzia tranquillamente. Il male è per voi, signori miei, che vivete la vostra pazzia senza saperla e senza vederla.
Luigi Pirandello , Enrico IV
La felicità e la Pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, e non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.
Mahatma Gandhi
È mio desiderio e mio dovere parlare a tutti voi apertamente di ciò che sta accadendo alla radio e alla televisione e se quello che dico è responsabile, allora io solo sono da ritenere responsabile. La nostra storia sarà quella che noi vogliamo che sia e se, fra cinquanta o cento anni, degli storici vedranno delle registrazioni settimanali di tutti e tre i nostri network, si troveranno di fronte a immagini in bianco e nero o a colori, prova della vacuità e dell'isolamento dalla realtà del mondo in cui viviamo.
Al momento attuale siamo tutti grassi, benestanti, compiaciuti e compiacenti. C'è un'allergia insita in noi alle notizie spiacevoli o disturbanti e i nostri mass media riflettono questa tendenza. Ma se non decidiamo di scrollarci di dosso l'abbondanza e non riconosciamo che la televisione soprattutto viene utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci e isolarci, chi la finanzia, chi la guarda e chi ci lavora si renderà conto di questa realtà quando ormai sarà troppo tardi per rimediare.
Goodnight, and Goodluck di George Clooney
Lo sai perché si fanno le guerre? Perché il mondo è cominciato senza l'uomo e senza l'uomo finirà.
Tratto da La tigre e la neve di Roberto Benigni
Il ragno sa bene che si va al podere con schede firmate da prede incollate alle tele, ci sa fare, la vespa gli concede l'alveare: "Abbiate fede, le cose stanno per cambiare", vaneggia, vive in una reggia e cicaleggia ad oltranza comizi della sostanza di una scoreggia, mostra cimici, cita saggi e si pavoneggia, noi scarafaggi all'oscuro di ciò che maneggia, si ribella la formica rossa che rissa, con la nera che la manganella quando passa, come un fuco la sbattono in cella se scassa, specie se ha la cresta e non l'abbassa, la mosca verde, ebbra di merde, si perde spesso tra le stronzate del congresso, scarica le mosche tze tze nel cesso che nessuno può stare nel soggiorno senza permesso.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel sedere.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel...Del podere sono insetti inetti per molti aspetti asettici manicaretti per i rettili, chiusi in parlamenti come tarli nei cassetti, talmente assenti che li prendi per suppellettili, hanno vite piatte come blatte, piattole nelle patte di notti con lucciole nelle bettole, sparano sciami di frottole, ma nascondono le pallottole come zecche tra le setole. Come i coleotteri fanno i brillanti, seducono amanti mantidi con manti di diamanti, e i grilli, lucidi cantanti d'idilli, ammutoliti da insetticidi epuranti di bruchi benestanti, che pagano crisalidi per ali di farfalla, ma restano ripugnanti. Alibi da libellule stagnanti che andando avanti fanno più ammutinati che nel Bounty.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel sedere.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel...Edizione straordinaria del podere della seraaaa...
Vedova nera piange per l'ape guerriera, licenziata in tronco la termite si dispera, millepiedi danno calci in culo alla frontiera, l'acaro ride perché il mondo è una polveriera. La fanfara anticipa il corteo eccitato come una zanzara con il neon, imbizzarriti come tafani su cavalli da rodeo volano paroloni che nemmeno a Scarabeo. E lui "Marameo!", non li ha cagati, pensa al suo team di coccinelle che eccelle nei risultati, certi grattacapi noiosi li affida a pidocchiosi avvocati che ragni dal buco ne hanno cavati, quindi c'è chi lo vuole sottoterra lombrico, chi gli piazzerebbe un bombo sull'ombelico, chi come una lumaca se lo suca e si accontenta di dargli una cavallettata sulla nuca!Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel sedere.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel...
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a...
tutto normale ti sono entrati nel...
Ma vaffanc...
Caparezza , Gli insetti del podere
Perdonare? Meglio il silenzio.
Meglio restare muti sul ciglio dell’abisso del male. Muti. Senza l’obbligo di schermirsi, né tanto meno di rispondere, di fronte ai pescecani che, nello spasimo fervoroso di documentare ogni minima increspatura della fronte o incrinatura della voce, ci incalzassero fin sulla porta di casa per chiedere: "Ma lei perdona?". A chi dovremmo confidare i moti più intimi e privati del nostro cuore? A chi ci vorrebbe trasformare in un fotogramma compassionevole, edulcorato e consolatorio, all’interno di una trama da film dell’orrore? E se invece volessimo scegliere l’atteggiamento della iena che rimugina vendetta, verremmo ugualmente collocati nella sceneggiatura, ma nella parte opposta. Come in un film di guardie e ladri, come nella semplificazione di chi riduce tutto allo schema dei buoni e dei cattivi.
Meglio stare in silenzio. E come unico compagno, il dolore. Il dramma che è solo e soltanto nostro. Senza concedere al carnefice neanche l’onore del nostro odio. Tagliare tutto, ogni considerazione, ogni minimo segno di rapporto con chi ci vuole trascinare nel suo abisso. Scegliere l’indifferenza come forma di totale distacco, ma soprattutto come difesa del nostro spazio che non deve essere contaminato dalla seppur minima presenza, fosse anche quella del ricordo non rancoroso, della belva che ci ha fatto del male. Dicono che ci voglia coraggio per perdonare. Forse però ne occorre di più per restare immobili nella propria volontà di restare uomini, senza concedere nulla a chi uomo non dimostra di esserlo. Ne occorre di più per contrastare la più che spiegabile tentazione di farsi giustizia da soli.
Meglio restare nel silenzio, senza essere raggiunti dagli schiamazzi televisivi. Quando il sangue gronda, si slegano le gabbie degli psicanalisti e degli esperti di "nera" e si dà inizio al nuovo gran ballo sciamanico intorno al copione, introdotto dall’ovvia amenità secondo cui "a volte la realtà supera la fantasia". Tutto viene ridotto all’"hic et nunc", tutto deve essere analizzato adesso. Anche l’odio o il perdono devono essere proclamati ai quattro venti. Ora, subito. Ma esistono percorsi interiori che sono lunghi come la vita. E soprattutto esistono fatti più grandi, circostanze più misteriose. Come la morte. Meglio stare soli e in silenzio, a ripensare alle parole di Rosaria Schifani, moglie di un agente della scorta di Falcone. "Uomini della mafia, io vi perdono, però voi vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare". Una pausa. Poi l’imprevedibile. O il realistico: "Loro non cambiano, non vogliono cambiare".
Anna Maria Mazzini (Mina) , La Stampa, n.337 14.01.07