Citazioni appartenenti al genere "Opera comica"

Lo sai, Michele, cosa fa l'autista del tram? [..]Sembra che guidi il tram, che sia padrone del mezzo, in realtà è uno che semplicemente frena e accelera. C'è il binario. Lui al massimo decide la velocità, ma neanche tanto, perché persino le fermate sono prestabilite e devono rispettare un orario. E così capita anche a noi: liceo, università, lavoro, matrimonio, figli, capolinea! Finisce che decidiamo solo quanto tempo metterci. Tutta la straordinarietà della vita ridotta a due funzioni: accelerare o frenare. Punto. Abbiamo l'illusione di guidare la nostra vita.

Fabio Volo, Un posto nel mondo

Donne con le palle

Buonanotte al secchio. È tutta colpa del corpo calloso. Altro che cucche. Noi baiadere non solo abbiamo fianchi consistenti, polpacci da lottatore di sumo e pancette da piccolo buddha, ma anche un corpo calloso più spesso. Che sarebbe a dire che con gli anni ci abbiamo fatto il callo? Anche. Ma Piero Angela la spiegherebbe diversamente. Praticamente nelle donne il fascio di fibre nervose che collega l'emisfero destro a quello sinistro del cervello è più voluminoso. Questo significa che pensiamo più in fretta, parliamo più veloce e facciamo prima a darci una mossa. Gli uomini invece, avendocelo piccolo piccolo, il corpo calloso intendo, non possono contare su connessioni rapide degli emisferi. Quindi riescono a fare una sola cosa per volta. E a pensare un solo pensiero. E son pure pieni di fisime. È per via dello stramaledetto corpo calloso che nel lasso di tempo che impiega il nostro boy a cambiare le pile dell'orologio a muro noi sparecchiamo la tavola, prepariamo il caffè, stendiamo il bucato, raschiamo le carote, scendiamo il cane, concimiamo le begonie e telefoniamo all'amante. Il mio visir. Adesso vi racconto. In autostrada quando arriva al casello abbassa l'autoradio. Normale? Be', sarebbe normale se lo facesse per sentire chiaramente quel che dice il casellante. Peccato che noi abbiamo il telepass. Il benedetto, santissimo telepass. Bippp... Lui non ce la fa a superare il casello e ad ascoltare gli Steely Dan contemporaneamente. E io son lì col mio corpo calloso che freme. E allora chiudo gli occhi e penso positivo. Penso che forse è proprio grazie a lui, a quel ponticello del cervello, che col tempo noi donne ci siamo emancipate.

Abbiamo raggiunto la quasi parità. E quando riusciamo a fare le cose per benino ci dicono pure che siamo donne con le palle. Mammamia che orrore. Io non voglio essere una donna con le palle. Le tette mi bastano e avanzano. Non so voi ma io non l'ho mai avuta 'st'invidia del pene. Ho avuto nostalgia, qualche volta. Ma chi lo vuole? Lo stimo, il pene. È un bell'articolo, per carità. Sa essere divertente quando si impegna. Quando non ha bisogno di un viagra station wagon. Ma che rimanga lì dove è sempre stato. Non mi interessa assolutamente. Neanche in saldo. Io voglio rimanere una donna normale. Che non si fa mettere i piedi in testa ma sa tollerare. Invece adesso serpeggia tra il gentil sesso 'sta mania della rivincita. Vogliamo avere sempre ragione. Anzi. Riprenderci la ragione. Non essere felici. Eppure ce l'abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi. È di questo che si muore. Si muore nell'ostinato tentativo di avere ragione. Ma la ragione non è mai tutta da una parte. Con il corpo calloso che ci ritroviamo dovremmo capirlo, no? Per avere ragione si è disposti a tutto. Anche a guastare la vita propria e quella degli altri. Io ho deciso. Non voglio avere ragione. Voglio essere felice.

Luciana Littizzetto, Col cavolo

La casalinga che vorrei

Però qualcuno rompe gli schemi. Ed è allora che io penso che potrei essere una buona casalinga, prendendo a esempio queste signore.
«Signora, lei sicuramente tiene alla cura e all’igiene della sua casa, non è vero?»
«No, Odio pulire. Lascio accumulare lo sporco anche per settimane, quando poi non ce la faccio più chiamo una ragazza extracomunitaria e le do cento euro per pulirmi la casa, Come vede, non me ne frega nulla di un attrezzo per pulire.»
L’ho amata.
«Signora, le offriamo in omaggio un buono di igienizzazione per un suo divano.»
«E cosa vorreste dire, che casa mia non è pulita abbastanza e mi serve la vostra igienizzazione? Maleducati, andate altrove, che io casa mia passo tutto il giorno a pulirla!»
E brava la signora.

«Signora, le chiediamo solo un’ora massimo, un’orettaemezza del suo tempo!»
«Lei mi sta dicendo che io posso regalare un’ora e mezza del mio tempo al primo rompiscatole di venditore che passa per strada e devo anche esservi grata? Il mio tempo vale molto di più di una pulizia gratuita, la saluto. Click.»
Donne cazzutissime. Altro che sesso debole.
«Signora, mi ha dato il suo numero la signora Impiccioni, la conosce?»
«Sì che la conosco. E adesso metto giù il telefono e la chiamo per sentire se è vero e poi se è vero la mando affanculo perché non doveva permettersi di fare una cosa simile. Grazie e fanculo anche a lei.»
Dio la benedica, signora, qualcuno in questo mondo ha ancora un cervello per pensare.

Michela Murgia, Il mondo deve sapere

SMS Motivazionale / Hermann è pazza

Ieri mattina Hermann mi ha mandato un sms alle 8 del mattino. «Non sei un lavoratore qualunque. Non sei una persona comune, perché sei una persona di successo. Il tuo successo è già dentro di te! Io ti aiuterò a tirarlo fuori. Buona giornata, Hermann.»
Inquietante. Hermann si sveglia la mattina e la prima cosa che pensa è mandare un messaggio demenziale (suppongo che lo scopo fosse motivazionale, in tal caso è fallito) preconfezionato alle telefoniste. Quelle meritevoli, ovviamente.
Lo ha mandato anche a me, segno certo che ora sono nella squadra delle «turlupina-casalinghe» a pieno titolo, grazie ai miei confortanti risultati. Quindi suppongo che quando i miei risultati scenderanno mi arriveranno messaggi tipo «sei una merda umana e io ti aiuterò a tirarlo fuori!».

Michela Murgia, Il mondo deve sapere

Il Kirby / Questo sconosciuto mostro casalingo

È giunto il momento di dire cosa è il Kirby. Per farlo mi metterò nei panni di una casalinga.
Dietro questo nome innocente che suggerisce immagini rassicuranti a metà tra Bambi e i Puffi birichini, si nasconde un aggeggio infernale dai mille accessori, in acciaio cromato «pressofuso» in un unico blocco. Devo ancora scoprire perché questo costituisca un pregio, della serie che se si scassa, come cazzo lo apri per aggiustarlo? Ma vabbe’, non poniamoci domande esistenziali, anche perché la risposta del «consulente-venditore» sarebbe sicuramente che il «Kirby non si scassa mai, signora, mi creda, io ce l’ho da centodue anni ed è sempre efficiente». La silhouette ricorda quella delle vecchie care lucidatrici dei bei tempi andati.

Questo aggeggio non è un semplice aspirapolvere, il consulente si indigna e la butta sul personale se vi permettete di definirlo tale. Anche la telefonista non deve permettere questo insulto al Kirby. Il Folletto. Quello sì che è un aspirapolvere. Il nostro è un «macchinario americano multifunzione che fa settanta lavori diversi e sostituisce dieci elettrodomestici». E ‘sti cazzi, io non li ho dieci elettrodomestici. E inoltre non sono la casalinga che fa settanta lavori diversi in casa. Al massimo ne faccio quattro: scopare, stirare, lavare e spolverare. Gli altri sessantasei li lascio al consulente, se ci tiene. Mi piace la precisazione che il macchinario sia americano. È vero che è americano, ma dirlo ha una sua valenza commerciale, perché la casalinga media è convinta che tutto quello che viene dagli USA sia una figata immane.

Ma cosa fa il Kirby con esattezza?
Per esempio aspira la polvere. Ma fa anche i massaggi alla cervicale, stura i lavandini, tinteggia i muri, igienizza il cane e il gatto… fa questo e un’altra miriade di cose, a sentire il consulente-venditore. Insomma, è spaventoso. Se è falso, mi sento sollevata. Se è vero, non lo voglio. Un amico quando glielo dissi mi chiese se per caso facesse anche i pompini. È probabile, risposi. Mi è rimasto il dubbio sulla igienizzazione del cane e del gatto. Ho un gatto, ma gli ho promesso che questa cosa bruttissima a lui non succederà mai. Immagino che si tratti di gettarlo in pasto alla macchina che gli fruga nel pelo alla ricerca dell’impossibile e poi lo lascia, traumatizzato e igienizzato, sul tappeto vicino al camino. Povero micio mio. Mai, lo giuro.

Michela Murgia, Il mondo deve sapere