Comico

Donne con le palle

Buonanotte al secchio. È tutta colpa del corpo calloso. Altro che cucche. Noi baiadere non solo abbiamo fianchi consistenti, polpacci da lottatore di sumo e pancette da piccolo buddha, ma anche un corpo calloso più spesso. Che sarebbe a dire che con gli anni ci abbiamo fatto il callo? Anche. Ma Piero Angela la spiegherebbe diversamente. Praticamente nelle donne il fascio di fibre nervose che collega l'emisfero destro a quello sinistro del cervello è più voluminoso. Questo significa che pensiamo più in fretta, parliamo più veloce e facciamo prima a darci una mossa. Gli uomini invece, avendocelo piccolo piccolo, il corpo calloso intendo, non possono contare su connessioni rapide degli emisferi. Quindi riescono a fare una sola cosa per volta. E a pensare un solo pensiero. E son pure pieni di fisime. È per via dello stramaledetto corpo calloso che nel lasso di tempo che impiega il nostro boy a cambiare le pile dell'orologio a muro noi sparecchiamo la tavola, prepariamo il caffè, stendiamo il bucato, raschiamo le carote, scendiamo il cane, concimiamo le begonie e telefoniamo all'amante. Il mio visir. Adesso vi racconto. In autostrada quando arriva al casello abbassa l'autoradio. Normale? Be', sarebbe normale se lo facesse per sentire chiaramente quel che dice il casellante. Peccato che noi abbiamo il telepass. Il benedetto, santissimo telepass. Bippp... Lui non ce la fa a superare il casello e ad ascoltare gli Steely Dan contemporaneamente. E io son lì col mio corpo calloso che freme. E allora chiudo gli occhi e penso positivo. Penso che forse è proprio grazie a lui, a quel ponticello del cervello, che col tempo noi donne ci siamo emancipate.

Abbiamo raggiunto la quasi parità. E quando riusciamo a fare le cose per benino ci dicono pure che siamo donne con le palle. Mammamia che orrore. Io non voglio essere una donna con le palle. Le tette mi bastano e avanzano. Non so voi ma io non l'ho mai avuta 'st'invidia del pene. Ho avuto nostalgia, qualche volta. Ma chi lo vuole? Lo stimo, il pene. È un bell'articolo, per carità. Sa essere divertente quando si impegna. Quando non ha bisogno di un viagra station wagon. Ma che rimanga lì dove è sempre stato. Non mi interessa assolutamente. Neanche in saldo. Io voglio rimanere una donna normale. Che non si fa mettere i piedi in testa ma sa tollerare. Invece adesso serpeggia tra il gentil sesso 'sta mania della rivincita. Vogliamo avere sempre ragione. Anzi. Riprenderci la ragione. Non essere felici. Eppure ce l'abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi. È di questo che si muore. Si muore nell'ostinato tentativo di avere ragione. Ma la ragione non è mai tutta da una parte. Con il corpo calloso che ci ritroviamo dovremmo capirlo, no? Per avere ragione si è disposti a tutto. Anche a guastare la vita propria e quella degli altri. Io ho deciso. Non voglio avere ragione. Voglio essere felice.

Luciana Littizzetto, Col cavolo

E poi da qualche mese è comparsa Adriana. La donna con un solo neurone. Che al confronto la Felini di Sanremo è Rita Levi Montalcini. La ragazza col culo che parla. Solo quello. Perché quando prova a parlare con la bocca non la si può stare a sentire. Quella deficiente che si prova i vestiti davanti al cellulare e conta le cose quattro alla volta: «Quatro steline.. quatro paperele... quatro gatini....».

Poi si rivolge al suo boy e gli dice: «E tu sei quatro volte matto». No, carina. Lui è quattro volte pirla ad innamorarsi di te, balenga. `Sto poveretto ti ha seguito per mari e per monti. Ha speso miliardi in bollette del telefono mentre tu gli tiravi più pacchi di Bonolis. Gli hai dato l'appuntamento in mezzo al mare e quando è arrivato arrapato come un polipo ti sei fatta arpionare con un elicottero e gli ha fatto Toh! col braccino. Lui, il cretino, invece di mandarti a stendere e fidanzarsi con una velina, ha continuato ad inseguirti a destra e a manca e poi ancora a manca e a destra.

Finalmente ti trova in discoteca. Tu lo guardi. Lui ti guarda. Gli ormoni cantano l'inno alla gioia. E tu? Bela bergera? Invece di posare la caipiriña e volargli sulle piume che fai? Gli sussurri nell'orecchio: «Adesso mi sposi». Eh no. Te lo dice una post femminista. Tu adesso gliela dai e non rompi più le palle, gattamorta. Invece niente. Ricomincia la rumba dell'inseguimento.

Anche lui, il Diego, come intelligenza non è che brilli. Non è Tullio Regge, voglio dire. Però è figo come non mai. Se solo sapesse quante donne al posto di Adriana starebbero ferme immobili, dispostissime a farsi acchiappare per l'elastico dei collant. Ultimamente ha regalato ad Adriana quattro gatti. Tutti insieme. E lei, che è scema come una capra, invece di dirgli: «Ma sei cretino a regalarmi quattro gatti? Te li guardi tu poi quando vanno in calore tutti insieme? Gliela cambi tu la lettiera inondata di puzzerie?», no, lei li conta. Uno, due, tre e quattro.

Fino a quattro ci arriva, questo l'abbiamo appurato. Dopo chi lo sa. Quasi quasi rimpiango Megan Gale quando si sbatteva su e giù per i grattaceli con lo skate, sudata come una lumaca da fare alla parigina.

Luciana Littizzetto, Il pensiero debole

Litighiamo così spesso. A volte mi chiedo perché mai ci siamo sposati, anche se so benissimo il perché.
È la solita legge degli opposti che si attraggono.
Lei era incinta, e io no.

Daniele Luttazzi