... Come ti amo ...

Come ti amo? Come ti amo? Lascia che ti annoveri i modi.
Ti amo fino agli estremi di profondità,
di altura e di estensione che l'anima mia
può raggiungere, quando al di là del corporeo
tocco i confini dell'Essere e della Grazia Ideale.
Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,
alla luce del giorno e al lume di candela.
Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per la Giustizia;
Ti amo con la stessa purezza con cui essi
rifuggono dalla lode;
Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze
e quella che fanciulla mettevo nella fede;
Ti amo con quell'amore che credevo smarrito
coi miei santi perduti, - ti amo col respiro,
i sorrisi, le lacrime dell'intera mia vita! - e,
se Dio vuole, ancor meglio
t'amerò dopo la morte.

Elizabeth Browning BarretCome ti amo

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris?
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Traduzione:
Ti odio e ti amo. Forse mi chiederai come faccio.
Non lo so, ma sento che succede e mi tormento.

Catulloc.85

L'amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo.
L'amore deve avere la forza di attingere la certezza in se stesso.
Allora non sarà trascinato, ma trascinerà.

Hermann Hesse

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

Pablo NerudaSonetto XVII

Ogni sei mesi minacciano di dormire in stanze separate, ma poi ci ripensano e si addormatano insieme. I' mi' babbo e la mi' mamma. Ora, io non vi voglio certo far piangere, ma vi giuro che quando non ci saranno più mi gireranno davvero troppo i coglioni. O come fo? Io poi, maremma cane, son anche figlio unico. i' mi' patrimonio e son loro!

M'importa una sega di' cine, delle serate, delle foto sui giornali e delle bucaiole che incontro: i' mi' patrimonio sono i' mi' babbo e la mi' mamma. Son loro che cercano di raccomodare un ombrellone da ducentomila lire per non ricomprarlo nuovo. E' i' mi' babbo che spenge sempre tutte le luci "per non regalare i soldi a quelli dell'Enel".

E' la mi' mamma che invece mi dice: "Ma perché tu un ti compri una bella porsce, bichero!". "Una porsce?" la ripiglia i' mi' babbo terrorizzato, "ma che sei grulla? Sai quanto la ti consuma?". Sono i' mi' genitori che son venuti tre volte in du' giorni alla Ginestra quando carabiniere vigilavo il seggio in una scuola e sembravo un bambino vestito in maschera.

Sono loro che accampavano da lontano per vigilare che tutto m'andasse bene. E' i' mi' babbo che, quando sono stato in teatro al Variety, in quindici giorni è venuto sedici volte prendendosi anche la doppia della domenica. Sono loro i miei eroi, non c'è un cazzo da fare. Non vorrei sembrare già rincoglionito ma una sera, ve lo consiglio, pigliate i vostri genitori, se ancora avete il culo di averceli, e portateli in una pizzeria.

Ordinate tre pizze. Mangiatele in silenzio. Vi sembrerà di non aver fatto niente di speciale. Tutto il resto passerà, quella serata qualunque vi rimarrà dentro per sempre.

Leonardo PieraccioniTre mucche in cucina

Saying I love you
Is not the words
I want to hear from you
It's not that I want you
Not to say,
but if you only knew
How easy it would be
to show me how you feel

More than words
is all you have to do
to make it real
Then you wouldn't have to say
that you love me
Coz I'd already know
What would you do
if my heart was torn in two
More than words
to show you feel
That your love for me is real

What would you say
if I took those words away
Then you couldn't make things new
Just by saying I love you
More than words
Now I've tried to
talk to you and make you understand

All you have to do
is close your eyes
And just reach out your hands
and touch me
Hold me close
don't ever let me go

More than words
is all I ever needed you to show
Then you wouldn't have to say
that you love me
Coz I’d already know
What would you do
if my heart was torn in two
More than words
to show you feel
That your love for me is real

What would you say
if I took those words away
Then you couldn't make things new
Just by saying
I love you.

ExtremeMore than words

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.
Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.
Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.
La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente ridicole).

Fernando PessoaTutte le lettere d’amore

Ti amo quando hai freddo e fuori ci sono trenta gradi, ti amo quando ci metti un'ora ad ordinare un sandwich, amo la ruga che ti viene quando mi guardi come se fossi pazzo. Mi piace che dopo una giornata passata con te sento ancora il tuo profumo sui miei golf e sono felice che tu sia l'ultima persona con cui chiacchiero prima di addormentarmi la sera.

E non è perché mi sento solo, e non è perché è la notte di Capodanno. Sono venuto stasera perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della vita con qualcuno, vuoi che il resto della vita cominci il più presto possibile.

Harry, ti presento Sally di Rob Reiner

Tocco la tua bocca, con un dito tocco l'orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.

Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più da vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano fra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano tepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti, giocando nei loro recinti dove un'aria pesante va e viene con un profuno vecchio e un silenzio.

Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, carezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore è dolce, se soffochiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo del respiro, questa istantanea morte è bella. E c'è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, e io ti sento tremare stretta a me come una luna nell'acqua.

Julio CortázarIl gioco del mondo (Rayuela), 7

Avrei incontrato la Maga? Tante volte mi era bastato affacciarmi, arrivando da rue de Seine, all'arco che dà sul quai de Conti, e appena la luce di cenere e di olivo sospesa sul fiume mi lasciava distinguere le forme, subito la sua figurina sottile si disegnava sul Pont des Arts, qualche volta muovendosi da una parte all'altra, qualche altra ferma contro la ringhiera di ferro, china sull'acqua.

Ed era così naturale attraversare la strada, salire i gradini del ponte, penetrare nella sua sottile vita ed avvicinarmi alla Maga, che sorrideva senza sorpresa, convinta quanto me che incontrarsi per caso non era un caso nelle nostre vite, e che la gente che si dà apuntamenti precisi è la medesima che ha bisogno del foglio a righe per scriversi o che preme dal basso il tubetto del dentifricio.

Ma adesso le non ci sarebbe stata, sul ponte. Il suo volto delicato dalla pelle quasi trasparente si affacciava forse ai vecchi portici del ghetto del Marais, forse stava chiaccherando con una venditrice di patate fritte o mangiando un salsicciotto caldo nel boulevard Sebastopol. Ad ogni modo salii sul ponte, e la Maga non c'era.

Adesso la Maga non era neppure sulla mia strada, e per quanto conoscessimo i nostri indirizzi, ogni vuoto delle nostre due stanze di falsi studenti a Parigi, ogni cartolina come una finestrella Braque o Ghirlandaio o Max Ernst stretta fra le povere modanature e la tappezzeria chiassosa, nonostante questo non saremmo andati a cercarci in casa. Preferivamo incontrarci sul ponte, al tavolino di un caffè, in un cineforum o curvi su un gatto in un qualsiasi cortile del quartiere latino.

Camminavamo senza cercarci pur sapendo che camminavamo per incontrarci.

Julio CortázarIl gioco del mondo (Rayuela), 1

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